BENVENUTI SU THE HAMMER OF MARTAX!! ATTENZIONE! IN QUESTI GIORNI STO REVISIONANDO IL BLOG, QUINDI EVENTUALI FOTO GIGANTI E TESTI DALLE DIMENSIONI DI UN IPPOPOTAMO SONO ALCUNE DELLE SPIACEVOLI CONSEGUENZE DI QUESTA RIMODERNIZZAZIONE. Spero di finire al più presto, nel frattempo vi porgo le mie scuse per eventuali disagi.

domenica 16 novembre 2008

Little Big.. profit?


Non che voglia andare controcorrente, ma sono solitamente poco avvezzo a credere alla pubblicità, e nonostante l'indubbia qualità del prodotto, da questo lato Little Big Planet non mi prende proprio.
Ed è strano, perchè anche dopo averlo ampiamente giocato, continuo in questa ambigua sensazione, come se il titolo di Sony sia stranamente troppo acclamato, troppo considerato, è sempre troppo ben pubblicizzato e mai criticato. E' dietro a tanto lucore, mi appare ideologicamente lo spettro di un nuovo "The sims", pronto a fare la fortuna di Sony con gli add-on sul PSNetwork.

Con gli anni ho imparato a diffidare dicevo, dei grandi progetti pubblicitari, anche quando spingono prodotti eccellenti come Halo 3 o Gears of War, titoli che sono riusciti a prendere universalmente un voto simile al dieci ma che in sostanza non hanno poi chissà quante distanze dalle controparti. Questa però è un'involuta epoca di FPS et similia, e si possono anche spiegare certi voti o certi entusiasmi.
Tuttavia trovare interessante un platform 2d alle soglie del 2009 non è strano, specie se chi come me ha da sempre una grande passione per il genere e nei gusti, nonostante tutto, sia ancora vicino a Nintendo. Ma vedere un prodotto come LBP venire spacciato per una killer application, per un capolavoro oppure per un videogioco perfetto come un dieci lascia supporre, sa troppo di marketing.
Magari mi odierete, ma dietro di se ha una "spinta" che non deriva dalle sue sole qualità, ma anche da una imprecisata forza occulta che vuole il titolo di Media Molecule come prossimo fenomeno mediatico al pari della creatura di Will Wright e nello stesso tempo far occupare un qualcosa che a Playstation 3 ancora manca, ovvero un secondo gioco esclusivo (dopo MGS4) che possa spingere la gente a comprare la console.

Non voglio certo sminuire la grandiosità di LBP, sicuramente un esempio di come dovrebbero essere adattati oggi certi generi dati per morti, ma tutti questi riflettori sono ben oltre quanto normalmente doveva ricevere. Venderà un casino, ne sono sicuro, perchè queste operazioni funzionano sempre, ma molti non lo capiranno e ne rimarranno delusi ma altri scopriranno con il titolo di Sony finalmente quello che Nintendo dice da anni.

Siamo in un era a mio parere involuta, dominata da un'immigrazione di massa del genere più in voga da sempre sul pc. Complice probabilmente anche la più grande crisi ispirativa delle software house giapponesi, le principali console sono invase da fps tutti cloni di se stessi e derivativi dalle piccole innovazioni create in oltre quindici anni di esistenza del genere. La differenza ora è l'inserimento di una qualsivoglia trama di mezzo, una migliorata esperienza online e qualche effetto speciale in più, ma certo il regredire a livello di design in generale nei videogames penso sia evidente, e mi chiedo se la colpa sia della massa di pcisti immigrati su console con il loro giochi, di microsoft e della sua Xbox 360, o come penso invece della "pezza al culo" che questa a posto in sostituzione della crisi ideativa orientale. Il rischio in mezzo a questo è che si perdano per strada i vari generi, che nel futuro avremo soltanto leggere evoluzioni di sparatutto con qualche stralcio di trama.

In un epoca cosi razzista verso i colori ed i personaggi buffi, con Bugs bunny in galera e Topolino a lavare i piatti, si dovrebbe lasciare intendere la presumibile fine delle idee di gloria di LBP nel mercato attuale. Invece no, MM e Sony ci hanno lavorato su, creando un ganzo protagonista, a metà fra il rapper e l'antieroe da videogame e naturalmente lo scolorimento del gioco. Tutto ora prende forma sotto un immagine di giocattolo, anticato e poco immediato, adatto singolarmente al casual nell'utilizzo comune del titolo (evvai, in due sulla stessa carrozza!!) e con una certa profondità strutturale in grado di attirare chi ama le tredici variazioni di grigio del pcista ibridoconsolaro moderno. Sony doveva vendere questo progetto anche ad un utenza che mediamente gioca a Resistence o Halo, e nel farlo certo non poteva non adattarlo a quel pubblico. Lo stesso pubblico che bela abitualmente brutture continue verso i titoli sprovvisti di fucili ed mitragliatori e che adesso per un incredibile miracolo di marketing programmato e direi quasi subliminale andranno ad infarcire le vendite del gioco e delle cazzatine aggiutive del PSN. Perchè si sa che i grassi idraulici baffuti sono da casual gamers, ma i sackboy no.

In definitiva io credo che la luce emanata da LBP è relativa alla sua indubbia qualità ma non sufficiente a dare questa spinta mediatica, e più ci giochiamo, più correremo il rischio di rendercene conto. La personalizzazione e lo scambio fra l'utenza è un vantaggio di sicuro rilievo, ma non necessariamente adatto a tutti, al punto da spingere il titolo al successo di massa. Ho provato, mi piace creare e personalizzare, ma per ogni cosa se non si vuole creare un livello piatto occorre una certa coerenza ed una certa profondità oltre che pazienza che non è propria a tutti. Me ne frego, io magari mi diverto anche, creo dei bei livelli e via, ma poi? Non ambisce ad una coerenza introspettiva di fusione fra la massa? Oppure vuole diventare il The Sims dei presunti hardcore?
Paradossalmente è un gioco molto più pcistico che consolaro, ed è proprio sul pc che avrebbe visto la sua naturale incarnazione se questo non vivesse il suo coma sempre più profondo. Innovativo quindi, ma più nel luogo che nella forma. Se usciva esclusivo su pc avrebbe avuto la stessa accoglienza di uno Spore, calda ma in un qualche modo propria.

Ma com'è davvero il gioco, nella sua essenza? Sommariamente è un noioso platform con l'editor. Poco avvincente, divertente solo in alcuni punti come nella creatività intrinseca all'opera e nella sua cooperatività.
Questa però è la visione esteriore del prodotto, ed è per questo che non può essere un gioco per le masse o una killer application (che di fatto non è) come ampiamente sbandierato da Sony. Perchè superficialmente l'offerta ludica è in verità povera, composta come in un collage di quanto fin'ora era stato fatto in quasi trent'anni di esistenza del genere. Volevo qualcosa di più nuovo ma questo non mi ha deluso, solo un po ridimensionato. Ad una prima occhiata sembra quasi ridondante, tremendamente ambiguo e con un controllo non felicissimo.

Invece, con uno sguardo più approfondito si possono scorgere riflessi insperati, onirici e sognanti, quasi usciti da chissà quale romanzo o fiaba del primo novecento di Calviniana memoria. Dietro ad ogni angolo è nascosta una tale dose di informazioni artistiche da lasciare esterrefatti, come se travolti da chissà quali architetture della fantasia arricchite da straordinari dettagli. Il tutto amalgamato dalla straordinaria caratterizzazione dei suoi personaggi e del perfetto risalto della loro essenza. Nell'azione ludica vera e propria, la soggezione grafica diventa quasi la protagonista, ed il design nel suo dettaglio il vero tratto del gioco. Il ragazzo di pezza si sbraccia e si muove quasi a ricordarti che esiste, per darti, in un altra sublime ed incantata bellezza, un senso di ritorno alla realtà. Perchè è importante non restare troppo con la bocca aperta, l'azione infatti diventa d'improvviso competitiva, talvolta cooperativa ma sempre e comunque all'insegna della creatività.

Little Big Planet sembra quasi che indaghi su ogni aspetto del videogame, come forma artistica ed anche mediatica. Prettamente individuale ma straordinariamente godibile in compagnia, alterna senza interruzioni creazione e risoluzione, quasi a cercare un fine romantico e decadente misto a sensazioni superiori di vita ed essenza propri del suo gameplay. LBP non è videogame ma nello stesso tempo lo incarna alla perfezione, e trasuda di tutte le sue tematiche e controversie. Non ha veri punti di riferimento nel settore ma paradossalmente li riunisce tutti, come ultimo tassello evoluzionario di un genere oramai stanco e ripetitivo. Esalta il confronto quanto la collaborazione, in un implosione di piacere, silente ma fragorosa nei suoi effetti interni. Potrebbe ambire a qualcosa di più se si distaccasse dal lato artistico solo per un attimo, per ricordarsi che deve fare il videogame e cosi offrire minigiochi che spezzano un po l'incanto ma deliziano il palato.

Un gusto sempre fresco e sublime infatti sembra quasi contraddistinguere questa produzione, che a livello tecnico artistico centra in pieno il bersaglio, specie in una fisica fenomenale ma un po meno nella controparte ludica. In questo caso l'offerta infatti per quanto nuova in alcuni aspetti non lo è del tutto, o perlomeno sembra quasi un insieme di tutto ciò che già abbiamo visto o compiuto in altri platform o party game. Spacciato per rivoluzionario, il titolo di Media Molecule cambia leggermente la parola in "evoluzionario" termine senz'altro più adatto. Lungi dall'essere perfetto, nel pieno controsenso della proposta di Sony, in certi aspetti lo è davvero, ma questo è sempre piuttosto soggettivo nel caso. In definitiva LBP è quasi una dimostrazione di originalità e parziale novità mista inverosimilmente a tutti i clichè derivativi dal genere e per questo più che innovare sembra quasi confermare, ribadire l'essenza stessa del videogioco come forma d'arte. Un arte non pura, non direttamente naturale ed oramai straniata dalle troppe contaminazioni, ma tuttavia un arte riassuntiva di tutte le altre, capace di mischiarle ed evolverle in un qualcosa di completamente differente quanto al tempo stesso simile.


(danleroi)



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