BENVENUTI SU THE HAMMER OF MARTAX!! ATTENZIONE! IN QUESTI GIORNI STO REVISIONANDO IL BLOG, QUINDI EVENTUALI FOTO GIGANTI E TESTI DALLE DIMENSIONI DI UN IPPOPOTAMO SONO ALCUNE DELLE SPIACEVOLI CONSEGUENZE DI QUESTA RIMODERNIZZAZIONE. Spero di finire al più presto, nel frattempo vi porgo le mie scuse per eventuali disagi.

martedì 30 dicembre 2008

Per festeggiare vi offro a tutti da bere.. al Toret..




L'anno di grazia del signore 2009 è ormai alle porte. Domani sarà l'ultimo dell'anno ed ancora non mi sembra vero, perchè passa tutto così in fretta che mi sembra ieri solo il 2005 ed a pensarci bene, l'altroieri il 2001. Il tempo passa veloce dicevo, non è più come da bambini quando un pomeriggio era lunghissimo e non finiva più. Cambiano gli impegni e le prospettive plasmano il trascorrere delle giornate in modo diretto e convulso. La testa si riempe di pensieri, le parole risuonano come strane ricordanze mischiate e ridondanti che ci spaventano e ci tormentano perchè si sa che sono sempre i cattivi pensieri quelli che ci accompagnano.
A volte cerchiamo di scacciarli via, di non pensare al fatto che tutto deve sempre prendere una piega sbagliata, ma siamo tormentati, e ci tormentiamo a vicenda. Respiriamo un aria gassosa colma di tutti i mali del mondo. Traboccante e frizzante per via dei suoi contenuti sempre freschi, la brocca del male ci ottenebra la vista e ci allontana dalla felicità, che invero nella nostra esistenza ricopre solo alcuni piccoli e brevi scampoli che poi nei ricordi diventano leggendari, ed usati dal male interiore come stendardo ove il quale infliggere il monito di una vita migliore se solo non ci fossero più problemi. Non siamo tutti colpevoli del nostro male, ma spesso ne siamo complici e le pene che ci infliggiamo sono assolutamente volute dal nostro crepuscolare lato degenerativo della psiche umana. Ci illudiamo di risolvere prima o poi il problema ma quando lo facciamo eccone un altro pronto a sostituirlo. Siamo schiavi di una forma di pensiero malevola che fa leva sul cuore nero del sistema e che alimenta la mola del male, che rotando senza sosta assorda coloro che non riescono più a sentire quella sensazione di libertà svuotando la mente di tutti i cattivi pensieri.
Domani è l'occasione giusta per approfittarne. Si proprio l'ultimo dell'anno!
Quale giornata migliore altrimenti? Bisogna scegliere un giorno notoriamente importante per svuotare la mente dal male, per allontanare legioni di spettri urlanti e mandarli definitivamente affanculo. Non un giorno qualsiasi perchè poi tutto passa come sempre magicamente al giorno dopo.
Avete il veglione, la festa in famiglia, i parenti, gli amici? Fregatevene, o meglio pensateci dopo. Lasciate stare i countdown alla TV o nelle piazze, fra malfattori e tormentati, organizzati con i vostri soldi per quattro petardi e due luci o un maxischermo. Lasciate stare le festicciole in casa, fra parenti serpenti o quei poveri diavoli che ancora vi vogliono bene nonostante tutto. Evitate come la peste poi viaggi e visite, discoteche e festini cool, trobette, spumanti, petardi e puttane.
Provate a chiudere gli occhi e rilassatevi, svuotate la mente da ogni pensiero. Cancellate il 2008 e tutto il traboccante dolore del mondo per un solo attimo, mentre nel buio imperioso della vostra stanza meditate su quello che siete e l'essenza stessa della vita. Eliminando momentaneamente ogni più piccola diabolica insidia, compreso quella dei vostri amici che vi aspettano o del babbo nell'altra stanza che chiede di voi. Il vostro vero capodanno deve essere questo, per garantire un vero buon auspicio ai futuri disgraziati giorni. Questo nuovo anno venturo sarà un anno tragico per molti aspetti, forse economicamente il più tragico in assoluto. Prima della battaglia, azzerate la mente, libratevi al vuoto cielo della nostra esistenza comune, lontano da artigli orribili e demoni furenti.
Saltando a piedi uniti siamo tutti sicuri di farci meno male e sopratutto di non pretendere granchè dal balzo. In fin dei conti, festeggiare e non pensarci potrebbe essere un alternativa, ma perchè rischiare di combattere una guerra (perchè guerra sarà) senza prepararsi degnamente? Fate come me, non ve ne pentirete. Nella vostra mente questa giornata potrebbe risultare più utile anche di un capodanno a Sharm el Sheik.
Per il brindisi? Non vi preoccupate, vi offro a tutti da bere io, naturalmente dal toret.. e buon 2009 (e si salvi chi può..).

(danleroi)


lunedì 29 dicembre 2008

Cronache Oscure: Divorato dall'odio


http://img167.imageshack.us/img167/1262/cxcxcse3lt2.jpg

Volevo scriverti una lettera vera, con la carta e l’inchiostro, ma non vali nemmeno il francobollo con cui spedirla.

Ti nascondi in questo mondo di immagini e finzioni, altrettanto arido e vuoto come la tua esistenza, sterile e lugubre come il mondo in cui vivi, dove non c’è niente di reale tranne la tua malvagità. Un mondo in cui puoi fare finta di valere qualcosa, di dimostrare il tuo ego, magari perché giocando online con qualche altro derelitto come te che confonde la vita vera con un videogioco, puoi dimostrare di essere bravo, facendo qualche punto in più. Chissà poi, magari neanche quello perchè sei una pippa incapace in qualunque cosa.
Fai l’anticonformista, vomitando sul governo, sulle istituzioni, il paese in cui vivi, il lavoro che ti da di che mangiare, e poi ti nutri di luoghi comuni e banalità sugli altri o sulle origini della tua razza.. che pena.

Sei scappato dalla tua realtà per andare a vivere in un posto agiato e perbenista. Sei l’anticonformista che va al lavoro un'ora prima per far vedere che è un bravo ragazzo, ligio al dovere. Una maniera come un’altra per leccare il culo a quelli che non chiami padroni ma riconosci come tali. Non ti riconosci nemmeno in una condizione ideale in cui puoi fare la parte del povero emigrante con famiglia a carico, come ami descriverti, pensando di essere l’unico al mondo che ha vissuto un disagio e ne è uscito fuori da solo con le sue forze.. ammesso che sia così poi perché sei talmente falso da non far trapelare neanche la verità. Hai dei complessi di superiorità che ti portano a fare il falso ribelle, il falso sfortunato, la vittima del sistema, protagonista di chissà quale film drammatico dove nel giusto ci sei solo tu ed attorno a te si sprecano personaggi corrotti e crudeli. Ed in questo, tu reagisci in modo disincantato, menefreghista, facendo lo spaccone da quattro soldi, quello che sbeffeggia ed insulta chicchessia davanti a tutti, pensando di rendersi più fico e chissà come di affermarsi, quando al massimo risulteresti solo maleducato e schifoso. Pieno d'orgoglio ti rivesti di questo personaggio sparando a zero su tutti gli altri.. che pena, che schifo..

Però, dall’alto della tua fintissima regalità, ti permetti di trattarmi da nazista, a me! Dici che sono un burattinaio, un regista occulto, sputando su di me e sulle mie idee. Così, gratuitamente, nascondendo tutto ben dietro a qualche vaga dote da cabarettista, non avendo neanche le palle per riconoscere la vera natura del tuo carattere, che imputi ad un altrettanto vaga discendenza da chissà quale stirpe ridicolmente "demoniaca".

Sei un essere incapace di dare qualsiasi tipo di rispetto ed amicizia.. qualunque sia il significato che tu dai a queste parole sei arido e vuoto. Pensi di essere uno che conta qualcosa nel mondo ma sei lo zero più assoluto, una striscia di merda sulle mutande. Ma definirti cosi già ti valorizzerebbe troppo.
Tranquillo, sei anche meno. Se moriresti oggi probabilmente non se ne accorgerebbe nessuno prima di qualche giorno. Perchè la gente ti evita, ti schernisce, perchè riconoscono in te solo la vigliaccheria e la cattiveria.
Sei talmente borioso e pieno di te, concentrato solo ed esclusivamente su te stesso, da non renderti neanche conto di cosa sei stato per me, in passato, quando ancora non ti conoscevo veramente e contavi qualcosa. Un idolo, un simbolo, un icona irraggiungibile.
Mi sarei sacrificato per te, nemmeno sai cosa avrei messo in gioco. Ma hai dimostrato di essere talmente piatto intellettualmente da non aver capito mai quanto fosse grande il mio coinvolgimento. Sarei stato veramente capace di mandare a puttane tutto per seguirti nel tuo progetto.

Hai fatto finta di niente fino alla fine, sforzandoti solo di essere il più sgradevole possibile (e ci sei riuscito), perché impelagarsi con una persona corretta ed onesta come me (ma almeno lo sai cosa significa?) ti faceva sentire troppo a disagio. Invece eccoti li, a fingere una famiglia, con la tua mogliettina, la solita casalinga disperata che sono sicuro darebbe un occhio pur di fuggire dal suo menage familiare e da un pezzo di merda come te. Meglio fare finta di niente vero? Prima o poi si stancherà anche lei e si toglierà dalle palle, vedrai. Non avrai neanche i coglioni di guardarla in faccia o di parlarci, la lascerai andare via con freddo distacco ed assoluta noncuranza.

Ma quel giorno, ne sono sicuro, appena chiusa la porta dietro di se, sprofonderai nella dimensione oscura che tanto ami ed odi. Vedrai, come tuo padre, il risvolto nero dell'esistenza e quel briciolo di sanità mentale che ti rimane, svanirà via in preda ai deliri più disperati. E' sarai prigioniero per sempre del tuo corridoio oscuro.
Prego ogni giorno perchè questo avvenga, perchè la morte non ti merita, ma la pazzia e la distruzione dell'uomo sono l'unica vera condanna giusta che mai nella tua misera esistenza, potresti meritarti.

Paul.

Lettera ritrovata fra le mani di Herbert Blonde, ex programmatore di fama mondiale, rinchiuso recentemente in un ospedale psichiatrico per grave esaurimento nervoso. Le parole del suo "amico" Paul sono risultate quasi profetiche.

(danleroi)

domenica 28 dicembre 2008

The House of the Borderlands

http://boink.noblogs.org/gallery/296/urlo2.jpg


DOLORE

Una brama violenta infuria nel mio petto,
mai avrei immaginato che questo mondo,
stritolato dalla mano di Dio, potesse dar vita
a una così amara essenza d’inquietudine,
tanta è la pena e tanto e il dolore
scaturiti dal suo tremendo cuore, dischiuso!

Ogni singhiozzante sospiro è come un grido,
e i battiti del mio cuore son rintocchi d’agonia,
il mio cervello ha un unico pensiero:
per l’intera vita, mai più potrò
(se non nella malinconia del ricordo)
toccare le tue mani, ora che non esisti più!

Attraverso il vuoto della notte io cerco,
inviando a te il mio muto grido;
ma tu non esisti più; e l’immenso trono della notte
diviene una stupenda chiesa
e le stelle rintoccano dentro di me come campane,
io, che nello spazio profondo devo esser solo!

Bramoso alla riva mi trascino,
forse un po’ di conforto mi attende
nell’eterno cuore del vecchio Mare.
Ma ecco! Dalle profondità solenni,
lontane voci scaturite dal mistero
sembrano domandare perché noi siamo divisi!

Ovunque io vada, sono solo,
io, che un tempo, attraverso te, ho posseduto il mondo.

Il mio cuore è un unico, bruciante dolore
per tutto ciò che è stato, ed ora si è dissolto
nel Vuoto ove la vita si disperde,
dove tutto è nulla, e mai ritorna!


“Strofe scritte a matita su un pezzo di foglio”.
(William Hope Hodgson, "La casa sull'abisso")

venerdì 26 dicembre 2008

Chi ha paura dell'orco cattivo (ed argentino..)??

File:Poucet10.jpg


In Italia abbiamo il terzo debito piú alto del mondo, equivalente a piú del 104% del PIL, quindi grosso modo dice l'Economist, come un mostro che vive in cantina, un orco, che presto riuscirà a scappare dal suo giacilio e distruggere tutto quello che gli capiterà sotto mano. Questo demone, che non colpirà solo la nostra nazione ma l'Europa comunitaria intera, assesta sempre più scossoni al portone dello scantinato. Vuole venire qui da noi e divorarci tutti. I primi del mese, precisamente il terzo giorno di dicembre, il colpo poderoso all'uscio malandato che lo custodisce, ha lasciato presagire che i tempi dove ci sentivamo al sicuro sono finiti, dove l'Italia ormai, sembra assomigliare sempre più all'Argentina, sia per la situazione economica che per la sua indolenza a combattere le frodi e gli usurpatori della dignità umana che colonizzano le televisioni.

"C'è qualcosa di peggio della recessione" dicono gli esperti, "ed è la bancarotta di Stato". Se il Tesoro italiano non riuscisse più a trovare compratori per i bond italiani, ha detto il ministro del welfare Sacconi, all'Italia potrebbe toccare la stessa sorte dell'Argentina nel 2001.

Citando l'Economist: "Il mercato dei bond delle nazioni é certamente diventato piú complicato per i venditori del debito. Numerosi paesi con tassi di credito parecchio migliori dell'Italia, hanno bisogno di raccogliere fondi per far fronte a tutto. Ma se i tassi d'interesse sui bond italiani salissero ancora, il governo potrebbe finire per pagare piú interessi, e questo aumenterebbe il rischio che il deficit del budget possa sfuggire di mano. Se ció accadesse, la fiducia degli investitori ne uscirebbe certamente erosa, spingendoli a domandare tassi di interesse ancora piú alti".

Naturalmente il ministro della economia (evito di mettere le maiuscole per sdegno) Tremonti ha negato che ci sia alcun pericolo di subire un default come quello argentino di inizio millennio, ma ha confermato che i rischi sono saliti (ah beh, allora..). Ha detto poi ad una commissione parlamentare che "l'unico vincolo" sulle spese del governo non era piú rappresentato dal trattato di Maastricht dell'Unione Europea che mette un limite ai deficit, ma dai limiti imposti dal mercato (di bene in meglio..). Infatti i timori sono tutti al riguardo ad eventuali dinamiche di debito avverse, rintracciabili per esempio nel netto aumento della differenza tra gli interessi tra i bond decennali della Germania ed il loro equivalente italiano.

Il 5 dicembre questo ha raggiunto 144 punti, mentre alla fine di maggio la differenza era di 38 punti come spiega ampiamente lo spaventoso grafico qui sotto:


[11Dic_Economist_Graph.gif]

Ora non voglio certo fare il catastrofista ma certo le misure anti-recessione di Berlusconi sono state nettamente modeste e per ora infruttuose, e dubito che lo saranno mai. Le prove di quello che dico sono per ora poco dimostrabili ma nel corso del 2009 vedremo con analisi più approfondite come "qualcuno" pensi a farsi i cazzi suoi al posto che risanare un minimo lo stato che dovrebbe rappresentare. Lo spettro malaugurante dell'Argentina è sempre più vicino e quel manipolo di vecchietti da Bar Sport al governo lo sa bene. Questo per il nostro paese sarà l'anno economicamente più triste della sua storia, seguito da un 2010 di piena e controversa austerity.
Assorbiremo il botto dicono gli esperti, perchè l'italiano è abituato alla crisi. Cazzate, se paesi "sani" come la Germania, con gente che pensa oltre alla loro pancia anche alla propria nazione, accusa il botto e barcolla, la nostra piccola economia da mercatino delle pulci verrà annientata.
Io fossi in voi non aprirei mutui per i prossimi due anni, e per le rate fate come me, comprate solo se necessario e non a rate, mai! Non fatevi inculare dalla Findomestic et similia, davvero.
Evitate poi sopratutto di fare i figli, visto che oggi allevarne uno costa quanto prendere un automobile di valore. Perchè l'orco scalpita, scrolla le mura e percuote la porta, vuole uscire, e se dovesse scappare, si sa, le sue prime prede purtroppo sono i bambini..
Non possiamo muoverci, siamo tutti seduti sull'orlo del burrone.

Se vi interessa qui c'è l'ottimistico articolo dell'Economist.

(danleroi)

Seduti sull'orlo del burrone..

http://www.codinghorror.com/blog/images/a-deep-pit.jpg

Un amico ieri
(post del 27 novembre 2008) mi ha riferito di un indagine del NAS di Parma su un'azienda di formaggi di Reggio-Emilia, che stiva dentro i suoi magazzini circa due o tremila forme di Parmigiano Reggiano. Questa indagine partita per motivi a me non rivelati vuole verificare la presenza di escrementi e contatti vari con i ratti che infestano l'edificio e che a quanto pare già hanno parzialmente consumato alcune forme del rinomato formaggio emiliano. Non so se questa notizia verrà rivelata dai giornali, tuttavia è doveroso prendere le distanze da ogni forma di latticino in Italia, come d'altronde da ogni altro criterio di alimentazione. Insomma se vogliamo essere sicuri di non mangiare porcherie, dobbiamo digiunare.

Recentemente mi sono accorto invece di essere ingrassato di cinque chili, complice la mia vita oziosa del periodo invernale e certamente l'alimentazione. Bevo litri di coca-cola e quasi non tocco ne verdure ne alimenti ipoteticamente salubri. L'obiettivo è farmi spuntare due belle alette e chissà qualche braccio bionico-radioattivo, per andare a palazzo Chigi e prendere a sberloni quella gente la.
Ancora colpa loro? Certo, sempre e solo colpa loro. Perchè non viene dato un giusto risalto a queste notizie, perchè stanno a litigare su vigilanze RAI quando qua frega ed interessa tutt'altro, perchè mister "chiagne e fotte" Sborrusconi pensa più a proteggere il proprio monopolio televisivo alzando le imposte alle concorrenti, oppure perchè si limita solo a fare i propri interessi come ha sempre fatto, fregandosene della situazione di crisi totale e ci invita pure, a dimostrazione del suo umorismo da porcellone, a spendere di più.
Ne ha di coraggio il bastardo, ma si diverte anche. Ride e si sconquassa per la presa in culo al popolo, per come entra ed esce dal nostro orifizio posteriore a suo piacimento. Di come il suo lungo piscio in fin dei conti è l'unica cosa che ci riscalda in attesa perenne di chissà quali benefici. A ragion veduta poi, perchè noi siamo inequivocabilmente una massa di coglioni, cresciuti ed addestrati come scimmie da quelli come lui, dalla sua organizzazione massonico-mafiosa della P2-RTI che tanto mirava trent'anni fa che ora c'ha colpito in pieno senza problemi.

Conosco persone che da poco hanno superato i quarant'anni che accusano le nuove leve di essere deboli, di non avere spina dorsale. Di non saper combattere, di non aver avuto mai il coraggio di dire no. Hanno ragione, ma non ricordo invece che loro lo abbiano mai fatto. Se ne sono fregati, anzi, hanno pure avuto l'onore di essere tra i fautori della nostra fine. Ci hanno condotto per mano verso il baratro e quando man mano crescevamo ad un certo punto ci hanno lasciati soli, mentre loro ci raccontavano chissà quali gesta, si defilavano e ci sfottevano sulla nostra incapacità di tirarci in salvo.
Conosco una stronza per esempio che ancor oggi si loda di essere animalista, naturalista, che mangia solo verdure, e che da giovane lottava attivamente e addirittura si incatenava davanti alle fabbriche inquinanti per protesta. Quante volte mi sono sentito riprendere per i miei comportamenti comuni, menefreghisti e superficiali.
E' lei? Ha quarant'anni non ottanta! Perchè non si incatena oggi, magari al Quirinale, perchè non continua nella sua mirabolante protesta? E' colpa sua invece.. sua e di quelli della sua età. Perchè ci stanno consegnando un mondo marcio già dalle fondamenta, dove tutto è monetizzato, dove ti vendono il formaggio con l'urina di topo e se ne fregano perchè quel formaggio vale soldi, duemila forme per oltre il milione di euro secondo il mio informatore. Dove senti parlare un premier imbonitore che s'incula la gente con telenovele e corruzioni varie ai nostri danni grazie allo strumento di massa più plagiante che esista e con i voti di vecchi bastardi matusa del cazzo che non contenti di averci infilato a testa in già nel gabinetto, ci chiudono il coperchio e tirano l'acqua. Parlano di futuro, ma davanti a noi non rimangono altro che sterminate piantagioni di merda, dove per sopravvivere dobbiamo scavare a mani nude in cerca di chissà qual tubero della salvezza.

Ed in questo scenario, io emergente, devo tirare fuori i quarantenni, i sessantenni, che sono venti o quarant'anni che si grattano i coglioni sopra le generazioni future. Che se siamo finiti così è solo colpa loro ed adesso ci fanno pure la morale. Invece io li accuso di egoismo sfrontato e di strage sistematica del proprio ricambio generazionale.
Perchè ci hanno abbandonato a noi stessi, per questo l'unico rimedio è la consapevolezza di ciò che siamo, l'assenza di giudizio, il risveglio dei nostri sensi anestetizzati da anni di rincoglionimento mediatico ed indrottinamento consumistico, che in fin dei conti sono il braccio armato del sistema monetario ed a sua volta il sistema di una ragnatela occulta massonico-mafiosa che ci governa e ci fossilizza in attesa di chissà qual messia.
No cazzo no, la partita è persa -game over- è inutile ogni rivalsa. Possiamo al massimo solo armarci anche noi e farli fuori. Ma uccidiamo l'uomo, non il sistema. Cambieranno solo i protagonisti, tutto rimarrà invariato, guardacaso proprio come in una cupola mafiosa, in attesa naturalmente del collasso finale del quale ora intravediamo solo i primi scricchiolii. Seduti sull'orlo del burrone, non possiamo altro che sorridere e fregarcene. Ci credono stupidi, ma non abbiamo altra scelta. Per sopravvivere al presente e non pensare al futuro.

(danleroi)

giovedì 25 dicembre 2008

C'erano gli Stati Uniti d'America..

File:Robert F. Kennedy 1964.jpeg

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.


Robert Kennedy, Discorso all'Università del Kansas, 18 marzo 1968


Parole profetiche, parole vere di un uomo guarda il caso morto sotto i colpi di pistola di un omicida pretestuoso, certo non con un vero motivo per volerlo morto. Erano gli Stati Uniti del cambiamento, quelli che successivamente avrebbero portato al mondo una vera evoluzione sia nella moralità che nelle cose che contano.

Erano gli Stati Uniti d'America che tutti volevamo, quelli della libertà e del diritto, quelli che in qualche maniera rispecchiavano il volere ed i desideri dei loro padri pellegrini. Non sono mai esistiti questi Stati Uniti, li hanno uccisi tutti per evitare che la mente della gente venisse plagiata di cose buone e giuste. Uccisi per evitare che tutto prendesse una piega più intellettuale e coordinata. Meglio invece il consumismo sfrenato, le mafie e la corruzione politica.

Non so se Obama sia nel giusto o meno, se quel che dice lo crede davvero o è un fantoccio che deve ridare solo un po di attaccamento alla bandiera dopo due governi del carnefice Bush.. so solo che il punto di partenza è buono, che se continua per questa strada presto avremo un altro da ricordare molto presto. In questi momenti di crisi economica forse sarebbe il caso tutti quanti di riscoprire qualche valore andato perduto e piangerci meno addosso.
Non è facile, lo so..


(danleroi)

mercoledì 24 dicembre 2008

Stanze Oscure: ARIA NERA




ARIA NERA


Nero è il colore del vento
che pervade l'animo del corrotto
del tristo mietitore.
Come canzoni dal tratto oscuro
requiem nefasti d'una sorte traviata
accompagnan l'anima al defunto cammino.
Scorgo sol ora il riflesso vitreo della malinconia
sostanza preziosa al mostro celato
dalla qual si nutre, cresce, e vive.
Il dado è tratto ormai, disse Cesare,
mille temi servon nulla
l'infezione è irreversibile,
perchè il male corrode
divorando il nostro cuore.

(danleroi)


martedì 2 dicembre 2008

Metal Gear e gli Stealth Games..


In tutti i campi creativi si va avanti con le innovazioni degli artisti più talentuosi, ma in quello dei videogiochi le innovazioni necessariamente possono essere portate anche da piccole idee che successivamente vengono ingigantite e si trasformano in veri e propri maremoti a livello produttivo. Quando negli anni novanta furono introdotte le prime tecniche stealth in ambienti 3d, di ripresa a vecchi titoli che supportavano stili similari, naque successivamente la polemica fra quale dei primi due titoli stealth si poteva vantare di avere introdotto quello che poi sarà l'uso massivo di queste nei videogames. Sto parlando ovviamente di MetalGearSolid di Konami e Thief dei Looking Glass, entrambi padri fondatori delle tecniche di spionaggio in ambito videoludico rispettivamente su console e pc.
E' evidente tuttavia che il proselito di titoli seguente a loro nasca probabilmente da entrambi allo stesso modo, ma principalmente dal titolo più famoso, che già in ambienti bidimensionali aveva introdotto queste dinamiche, ovvero Metal Gear per Sony MSX e Nes. Peraltro da notare anche l'attinenza del personaggio in Metal Gear Solid, Solid Snake, che oltre ad un gran carisma e stile sostanzialmente è un incursore, caratteristiche ripresa in seguito da molti giochi, tra i quali appunto le famose serie di Splinter Cell e Hitman che si basano, sfruttano ed amplificano tutto il genere creando titoli specifici, e nel caso di Splinter's Cell addirittura firmati dalla penna dello scrittore Tom Clancy.
L'area estrema pcista tuttavia nega l'importanza del titolo di Konami ed invece esalta il prodotto dei Looking Glass, ovvero quel Thief che dieci anni fa sconvolse per le dinamiche l'intera utenza videoludica. Il titolo era una esclusiva PC, tutto in prima persona, ambientato in un epoca medioevale, dove impersoniamo un ladro (da appunto il titolo). Proprio quindi un binario differente da quello che poi successivamente si è trasformato in un implementazione di massa in titoli che quest'ultimo hanno poco a che fare.
Mi chiedo come si fa invece a negare l'influenza di Metal Gear Solid specie dietro giochi dello stesso genere narrativo e di chiara ispirazione come la serie di titoli Ubisoft o I/O Interactive. Strano infatti che nasca in coda al successo dilagante proprio di MGS e che riprenda non solo parte delle ambientazioni e il genere ma anche alcuni punti della struttura che sicuramente ha in comune molto più che con il ladresco Thief. Se poi come gioco prettamente stealth Splinter'sCell è sicuramente migliore di Metal Gear Solid certo non ci piove, ma credo sia normale in quanto basandosi su quest'ultimo ha sviluppato dinamiche più verosimili.

Non c'è nessuna deformazione prospettica della realtà in questo ragionamento ma solo una semplice considerazione: se io creo un idea nuova (che poi tanto nuova non era) e questa idea risulta intrigante non solo per la nascita di prodotti analoghi (discendenti pieni, quindi giochi come Splinter e Hitman) ma anche per l'utilizzo stesso dell'idea in ambienti precedentemente differenti(cioè tutti i videogames che inserirono tracce nel gameplay di gioco stealth, addirittura titoli opposti come Tomb Raider) e questa fa successo, allora posso implementarla senza problemi di rigetto dei fans o della critica che in fin dei conti rappresenta la parte elitaria dei fans stessi. Quindi forte del successo ottenuto da Thief ed ancor più da MGS specie su console il genere stealth o frammenti di questo è nato e successivamente dilagato. Se sarebbero stati dei flop, qualcuno avrebbe ripreso prima o poi la formula modificando qualche cosa, invece così non è stato e le altre software house avendo visto il successo ottenuto da questi titoli hanno avuto il coraggio di provare ed hanno cominciato a lavorarci dietro.
Chiaro che non è così semplice perchè non tutti i concetti nuovi possono essere allargati a tutti i generi: il concetto alla base di Fahrenheit (Quantic Dream) per esempio è intrigante quanto ostico da implementare e richiederà sicuramente un certo lavoro aggiuntivo che nell'industria dei soldi spesso non è contemplato, anche se i ragazzi ci vogliono riprovare grazie ai soldi di Sony con il prossimo Heavy Rain in esclusiva su Playstation 3. La modalità stealth era perfetta invece perchè evoluzione naturale del gameplay, ideale specie nei giochi d'azione tanto diffusi oggi. In alcuni giochi già esistevano sessioni quasi stealth, come per esempio in System Shock, ma più per esigenze di gameplay che altro.

L'astio per la serie di Kojima proibisce di essere obiettiva l'intera frangia estremista del pc, e con loro la parte di critica annessa, non riuscendo a connettere debitamente il valore dell'opera. Se non riescono a scorgere come il titolo Konami ha dato spunti importanti non solo nell'azione stealth ma anche nel discorso metareferenziale del videogames stesso come all'uso del radar (soliton) con relativo cono visivo delle guardie e del codec utilizzato per le comunicazioni adesso in buona parte dei giochi significa che i sensi cognitivi verso l'opera del buon Hideo sono assolutamente disturbati. Kojima ci ha provato ad innovare e ci è riuscito, ma non tutto è andato al posto giusto: la scelta nel secondo episodio di utilizzare Raiden come protagonista e alter-ego del giocatore era tanto geniale e sorprendente quanto poco piaciuta al pubblico ed infatti non ha avuto seguito in altri videogames nonostante io l'avrei volentieri accettata (anche se so bene che un altro personaggio carismatico come Snake non esiste e quindi la sorpresa sarebbe stata minore).
Non mi fraintendete, io non nego Thief come importanza storica e innovativa del genere stealth, ma non nego MGS..

Esistono stealth migliori di MGS? Certamente! Come stealth puro Metal Gear Solid è poco sviluppato. Ergo il titolo Konami è un pessimo stealth oltre che quindi un pessimo gioco? No, assolutamente.
Trascende il genere, va oltre il genere. Non si può valutare un prodotto solo in base al genere d'appartenenza, specie se questi è evidentemente un crossover..
Se io devo dire qual'è il miglior telefilm/serial poliziesco-scientifico per sfruttamento del genere e realismo direi probabilmente che C.S.I. è il migliore (esempio, non mi piace proprio) quando per esempio io lo trovo troppo specialistico e con poco feeling oltre che piuttosto freddo. Mi indirizzo invece verso qualcosa per me più coinvolgente. Gusto personale? Certo ma nel mezzo possiamo tirare due righe di regola: C.S.I. è diretto prettamente verso gli amanti del realismo o meglio, di un certo tipo di realismo; C.S.I. è comunque di ottima fattura quanto discutibile quindi solo in alcuni punti.
Il gioco del caro Hideo come tutti i titoli giapponesi vanta genialità continue ben diverse dai canoni rigidi dei titoli occidentali. Nel suo piccolo tenta in ogni approccio piccole innovazioni di gameplay quanto chicche e novità divertentissime come il "playboy" da gettare alle guardie ed altro. Trascende il genere, apre ad una trama fantasy-fantascientifica ricca di colpi di scena come potrebbe essere più un fumetto che un libro, come potrebbe essere più un film d'animazione o in CG che un thriller canonico come invece Splinter Cell ed Hitman avrebbero la loro incarnazione.
Giudicare MGS in un ottica occidentale è castrante e sopratutto sbagliata. Dietro l'opera di Kojima esiste un vero e proprio amore verso le fantasie del sol levante misto ad un attrazione ed ammirazione invincibile verso i canoni del cinema occidentale. Non è difficile da comprendere se ci si spoglia da un ottica integralista che rende ciechi.
Se poi te non ci si riesce ed i crossover non ci piacciono pazienza, giochiamo ad altro. Splinter Cell che guardacaso trovo più noioso e troppo specialistico in alcuni casi, specie quando magari speravo in alcune azioni dirette, ovvero come in MGS4, di lasciare l'avamposto per riempire di proiettili i nemici e farmi strada con la forza. Non è da gioco stealth? Pazienza, mi basta che lo sia gran parte del gioco se mi piacciono gli stealth e non tutto, specie se il titolo mi dura più di venti ore di gioco.

Molto poi fanno anche le trame dei titoli a dare piacere o meno. Il genere stealth è molto sensibile a questo, in quanto tutta l'azione è silenziosa e nascosta, è qli squarci narrativi portano solo piacere. Questo naturalmente non in tutti i titoli, per esempio roba più arcade come Tenchu diverte già cosi, senza bisogno di chissà qual spesso re narrativo.
Tuutavia trame videoludiche impeccabili non ne ho mai trovate, ma eccellenti a volte si. Appunto vorrei che si sviluppassero meglio, che nel tempo, forse complice il fantomatico arresto tecnologico queste si evolvessero perchè le credenziali ci sono tutte. Spesso si rimprovera alle trasposizioni da libro a film che queste sono troppo riassunte. Nei videogame non ci sono limiti di tempo imposti, e potrebbero essere un giorno anche implementate. Chissà magari anche trame di opere storiche importanti, o di eventi storici, se ben amalgamate ad un gameplay frizzante potrebbero finalmente trovare un luogo ancor più naturale del cinema per una trasposizione. Al confronto MGS avrebbe il valore di un fumetto, un gran bel fumetto, questo non lo nego di certo.. ma chissà se alla fine risulterebbe più attraente proprio perchè più calzante al media e più adatto al pubblico verso cui si riferisce che sia medio, medio inferiore o medio superiore. Io avevo un insegnante che diceva che spesso più si studia e più si diventa stupidi, perchè anche se più acculturati lo studio stesso è un implementazione di personalità, storie e concetti altrui nella nostra psiche e coscienza, indotto peraltro da noi stessi.

Purtroppo invece siamo in un epoca di fps senza alcuno sviluppo narrativo degno di nota, se per alcuni questa è evoluzione.. io la chiamo regressione invece, perchè i buoni spunti avuti dieci anni fa si sono stati azzerati dal ritorno del medioevo videoludico, con nomi diversi (Halo per Quake? ecc..) ma senza il controaltare di prodotti che magari per limiti tecnici o magari per stile dovevano sviluppare maggiormente una trama articolata o una struttura di gioco particolareggiata. Invece nella tua magnifica direzione abbiamo un presente di sparatutto in scenari fantascientifici con personaggi anonimi (il più anonimo di tutti? Master Chief..) o sparatutto a sfondo militare specie di quella stramaledetta WWII e dulcis in fundo commistioni fra questi magari con uno bello scenario post-apocalittico che ormai ha rotto le balle. Questo è il tuo mondo videoludico alle soglie del 2010, ovvero quanto di più simile alla scena pcista di metà anni novanta.

Prendono pure bei voti dalla critica, ma per esempio, Mass Effect.. quali innovazioni hanno portato? il titolo Bioware non ha niente di più banale nella struttura che una serie di incontri alla Shenmue e tre domande in croce da formulare. L'azione reale di gioco infine è quanto di più scontato si poteva creare: assalto a roccaforti nemiche, missioni piuttosto sintetiche, mondi tutti uguali tranne per il colore del terreno o di quest appena un pò diversive. Interessante invece la rete di dialoghi filmati e l'impatto grafico che pur non eccellendo svolge un lavoro perfetto o quasi. Questa è l'evoluzione? In parte si, perchè alcuni spunti in effetti sono sicuramente da approfondire, ma fino a quanto? Lo svolgere del gioco fino alla prima parte nella cittadella è encomiabile, ma dopo gradualmente si sfibra lasciando spazio alla monotonia. Vorrei che non tutti i giochi siano come la parte buona di mass effect, ma che perlomeno ci sia qualche titolo che abbia il coraggio di migliorare quanto di buono c'era nel titolo in questione.
Fahrenheit, gioco peraltro mediocre e un punto importante per l'evoluzione? A parte che chi lo ha terminato saprà che verso la fine del gioco talmente è alta la ramificazione di tasti da premere che è pressochè impossibile vedere gran parte delle scene finali. La furbizia di questo gioco è stato il mutuare il classico scenario da storia a bivi in un videogame, dando l'impressione di poter davvero fare ciò che vuoi, anche se in verità hai poche scelte nell'immediato.

In un futuro probabilmente avremo una tale fusione fra il cinema ed il videogame che finalmente potremo anche chiamarli in modo diverso, relegando al videogame la sola presenza che più si addice come la tipica opera incentrata esclusivamente o quasi sul ludo. Osservando la natura di titoli come GTA per l'immersione nell'ambiente cittadino e Metal Gear per gli scambi veloci fra racconto/azione mantenendo un filo di coesione netto, abbiamo già una visione del domani, un domani non prettamente prossimo e forse quantomai abbozzato ed utopistico ma in qualche modo tracciato. Chiamare con lo stesso nome un capolavoro di giocabilità come Mario Galaxy e MGS4 è quanto mai più errato e fuorviante di cosa è veramente il videogame. Ciononostante esiste un canone comune qualitativo che trascende il genere ed il modo, dove il quale si può anche talvolta valicare con le proprie opinioni personali, ma fino ad un certo punto: Anche seppur colmo di filmati, l'eccellenza della parte giocata nonchè della parte narrativa, dove finalmente vengono tirati i nodi al pettine della trama, rendono l'acquisto, specie se hai trovato almeno interessanti gli altri MGS, pressochè impossibile da evitare. Vuoi per sapere come finisce, vuoi per la resa next-gen del titolo, vuoi anche solo per poter stendere una critica giusta e pertinente dopo aver completato il gioco. La longevità poi risulta ampiamente sufficiente, quindi non avresti l'effetto heavenly sword, con un tempo di gioco sotto la media. Filmati a parte, resta sempre MGS e stavolta ci giochi un pò come vuoi tu, in modo stealth o all'attacco. Dei filmati non te ne accorgi nemmeno a volte, perchè integrati alla perfezione e nonostante la vastità, non sono mai davvero invasivi.

Comunque se notate ho specificato che questo nuovo media come precedentemente ipotizzato prende le distanze dal comune videogioco, che finalmente avrà le corrispondenze giuste per una reale distinzione. Ho rincarato la dose paragonando MarioGalaxy a MGS4 creando così una traccia piuttosto abbozzata ma tuttavia realistica di come questo media in un futuro ancora lontano possa non frammentarsi ma suddividersi in modo netto. Da una parte il ritorno da me auspicato del vero videogioco, magari grazie ai costi e la facilità di distribuzione (oltre che alla capienza più consona al downloading) del digital delivery, dove tutti potremo chissà scaricare i canonici videogames, ora più che mai con un identità a se stante.
Dall'altra parte invece ecco le produzioni semi-videoludiche, sempre più commistionate con il cinema al punto tale di creare un vero e proprio film-gioco interattivo, dove il passaggio dalla componente giocata o meglio attiva a quella passiva riesce senza problemi e quindi integrata alla perfezione. Un mondo interattivo e vasto, dove un attenta regia costringe chi ci entra ad un regime prettamente ruolistico e calzante al personaggio, esattamente come in un film.
Certo questo non significa che i canonici film passivi possano scomparire, e tantomeno che possa uscire materiale promiscuo per cinema attivo e passivo.

Proprio per questo non riesco ad immaginare un mercato videoludico odierno applicato al futuro o meglio questo futuro. Le differensazioni tecniche che man mano scandiranno il passaggio evolutivo andranno via prima o poi.. magari avremo tv tridimensionali, olografiche e quant'altro, mappatura della stanza ecc.. ma alla fine cosa varierà davvero? (danleroi)



domenica 16 novembre 2008

Little Big.. profit?


Non che voglia andare controcorrente, ma sono solitamente poco avvezzo a credere alla pubblicità, e nonostante l'indubbia qualità del prodotto, da questo lato Little Big Planet non mi prende proprio.
Ed è strano, perchè anche dopo averlo ampiamente giocato, continuo in questa ambigua sensazione, come se il titolo di Sony sia stranamente troppo acclamato, troppo considerato, è sempre troppo ben pubblicizzato e mai criticato. E' dietro a tanto lucore, mi appare ideologicamente lo spettro di un nuovo "The sims", pronto a fare la fortuna di Sony con gli add-on sul PSNetwork.

Con gli anni ho imparato a diffidare dicevo, dei grandi progetti pubblicitari, anche quando spingono prodotti eccellenti come Halo 3 o Gears of War, titoli che sono riusciti a prendere universalmente un voto simile al dieci ma che in sostanza non hanno poi chissà quante distanze dalle controparti. Questa però è un'involuta epoca di FPS et similia, e si possono anche spiegare certi voti o certi entusiasmi.
Tuttavia trovare interessante un platform 2d alle soglie del 2009 non è strano, specie se chi come me ha da sempre una grande passione per il genere e nei gusti, nonostante tutto, sia ancora vicino a Nintendo. Ma vedere un prodotto come LBP venire spacciato per una killer application, per un capolavoro oppure per un videogioco perfetto come un dieci lascia supporre, sa troppo di marketing.
Magari mi odierete, ma dietro di se ha una "spinta" che non deriva dalle sue sole qualità, ma anche da una imprecisata forza occulta che vuole il titolo di Media Molecule come prossimo fenomeno mediatico al pari della creatura di Will Wright e nello stesso tempo far occupare un qualcosa che a Playstation 3 ancora manca, ovvero un secondo gioco esclusivo (dopo MGS4) che possa spingere la gente a comprare la console.

Non voglio certo sminuire la grandiosità di LBP, sicuramente un esempio di come dovrebbero essere adattati oggi certi generi dati per morti, ma tutti questi riflettori sono ben oltre quanto normalmente doveva ricevere. Venderà un casino, ne sono sicuro, perchè queste operazioni funzionano sempre, ma molti non lo capiranno e ne rimarranno delusi ma altri scopriranno con il titolo di Sony finalmente quello che Nintendo dice da anni.

Siamo in un era a mio parere involuta, dominata da un'immigrazione di massa del genere più in voga da sempre sul pc. Complice probabilmente anche la più grande crisi ispirativa delle software house giapponesi, le principali console sono invase da fps tutti cloni di se stessi e derivativi dalle piccole innovazioni create in oltre quindici anni di esistenza del genere. La differenza ora è l'inserimento di una qualsivoglia trama di mezzo, una migliorata esperienza online e qualche effetto speciale in più, ma certo il regredire a livello di design in generale nei videogames penso sia evidente, e mi chiedo se la colpa sia della massa di pcisti immigrati su console con il loro giochi, di microsoft e della sua Xbox 360, o come penso invece della "pezza al culo" che questa a posto in sostituzione della crisi ideativa orientale. Il rischio in mezzo a questo è che si perdano per strada i vari generi, che nel futuro avremo soltanto leggere evoluzioni di sparatutto con qualche stralcio di trama.

In un epoca cosi razzista verso i colori ed i personaggi buffi, con Bugs bunny in galera e Topolino a lavare i piatti, si dovrebbe lasciare intendere la presumibile fine delle idee di gloria di LBP nel mercato attuale. Invece no, MM e Sony ci hanno lavorato su, creando un ganzo protagonista, a metà fra il rapper e l'antieroe da videogame e naturalmente lo scolorimento del gioco. Tutto ora prende forma sotto un immagine di giocattolo, anticato e poco immediato, adatto singolarmente al casual nell'utilizzo comune del titolo (evvai, in due sulla stessa carrozza!!) e con una certa profondità strutturale in grado di attirare chi ama le tredici variazioni di grigio del pcista ibridoconsolaro moderno. Sony doveva vendere questo progetto anche ad un utenza che mediamente gioca a Resistence o Halo, e nel farlo certo non poteva non adattarlo a quel pubblico. Lo stesso pubblico che bela abitualmente brutture continue verso i titoli sprovvisti di fucili ed mitragliatori e che adesso per un incredibile miracolo di marketing programmato e direi quasi subliminale andranno ad infarcire le vendite del gioco e delle cazzatine aggiutive del PSN. Perchè si sa che i grassi idraulici baffuti sono da casual gamers, ma i sackboy no.

In definitiva io credo che la luce emanata da LBP è relativa alla sua indubbia qualità ma non sufficiente a dare questa spinta mediatica, e più ci giochiamo, più correremo il rischio di rendercene conto. La personalizzazione e lo scambio fra l'utenza è un vantaggio di sicuro rilievo, ma non necessariamente adatto a tutti, al punto da spingere il titolo al successo di massa. Ho provato, mi piace creare e personalizzare, ma per ogni cosa se non si vuole creare un livello piatto occorre una certa coerenza ed una certa profondità oltre che pazienza che non è propria a tutti. Me ne frego, io magari mi diverto anche, creo dei bei livelli e via, ma poi? Non ambisce ad una coerenza introspettiva di fusione fra la massa? Oppure vuole diventare il The Sims dei presunti hardcore?
Paradossalmente è un gioco molto più pcistico che consolaro, ed è proprio sul pc che avrebbe visto la sua naturale incarnazione se questo non vivesse il suo coma sempre più profondo. Innovativo quindi, ma più nel luogo che nella forma. Se usciva esclusivo su pc avrebbe avuto la stessa accoglienza di uno Spore, calda ma in un qualche modo propria.

Ma com'è davvero il gioco, nella sua essenza? Sommariamente è un noioso platform con l'editor. Poco avvincente, divertente solo in alcuni punti come nella creatività intrinseca all'opera e nella sua cooperatività.
Questa però è la visione esteriore del prodotto, ed è per questo che non può essere un gioco per le masse o una killer application (che di fatto non è) come ampiamente sbandierato da Sony. Perchè superficialmente l'offerta ludica è in verità povera, composta come in un collage di quanto fin'ora era stato fatto in quasi trent'anni di esistenza del genere. Volevo qualcosa di più nuovo ma questo non mi ha deluso, solo un po ridimensionato. Ad una prima occhiata sembra quasi ridondante, tremendamente ambiguo e con un controllo non felicissimo.

Invece, con uno sguardo più approfondito si possono scorgere riflessi insperati, onirici e sognanti, quasi usciti da chissà quale romanzo o fiaba del primo novecento di Calviniana memoria. Dietro ad ogni angolo è nascosta una tale dose di informazioni artistiche da lasciare esterrefatti, come se travolti da chissà quali architetture della fantasia arricchite da straordinari dettagli. Il tutto amalgamato dalla straordinaria caratterizzazione dei suoi personaggi e del perfetto risalto della loro essenza. Nell'azione ludica vera e propria, la soggezione grafica diventa quasi la protagonista, ed il design nel suo dettaglio il vero tratto del gioco. Il ragazzo di pezza si sbraccia e si muove quasi a ricordarti che esiste, per darti, in un altra sublime ed incantata bellezza, un senso di ritorno alla realtà. Perchè è importante non restare troppo con la bocca aperta, l'azione infatti diventa d'improvviso competitiva, talvolta cooperativa ma sempre e comunque all'insegna della creatività.

Little Big Planet sembra quasi che indaghi su ogni aspetto del videogame, come forma artistica ed anche mediatica. Prettamente individuale ma straordinariamente godibile in compagnia, alterna senza interruzioni creazione e risoluzione, quasi a cercare un fine romantico e decadente misto a sensazioni superiori di vita ed essenza propri del suo gameplay. LBP non è videogame ma nello stesso tempo lo incarna alla perfezione, e trasuda di tutte le sue tematiche e controversie. Non ha veri punti di riferimento nel settore ma paradossalmente li riunisce tutti, come ultimo tassello evoluzionario di un genere oramai stanco e ripetitivo. Esalta il confronto quanto la collaborazione, in un implosione di piacere, silente ma fragorosa nei suoi effetti interni. Potrebbe ambire a qualcosa di più se si distaccasse dal lato artistico solo per un attimo, per ricordarsi che deve fare il videogame e cosi offrire minigiochi che spezzano un po l'incanto ma deliziano il palato.

Un gusto sempre fresco e sublime infatti sembra quasi contraddistinguere questa produzione, che a livello tecnico artistico centra in pieno il bersaglio, specie in una fisica fenomenale ma un po meno nella controparte ludica. In questo caso l'offerta infatti per quanto nuova in alcuni aspetti non lo è del tutto, o perlomeno sembra quasi un insieme di tutto ciò che già abbiamo visto o compiuto in altri platform o party game. Spacciato per rivoluzionario, il titolo di Media Molecule cambia leggermente la parola in "evoluzionario" termine senz'altro più adatto. Lungi dall'essere perfetto, nel pieno controsenso della proposta di Sony, in certi aspetti lo è davvero, ma questo è sempre piuttosto soggettivo nel caso. In definitiva LBP è quasi una dimostrazione di originalità e parziale novità mista inverosimilmente a tutti i clichè derivativi dal genere e per questo più che innovare sembra quasi confermare, ribadire l'essenza stessa del videogioco come forma d'arte. Un arte non pura, non direttamente naturale ed oramai straniata dalle troppe contaminazioni, ma tuttavia un arte riassuntiva di tutte le altre, capace di mischiarle ed evolverle in un qualcosa di completamente differente quanto al tempo stesso simile.


(danleroi)



sabato 8 novembre 2008

Ed ora via dalla guerra!


Ha vinto Obama, il primo presidente U.S.A. afroamericano. Non mi interessa la razza, mi chiedo solo se interromperà le guerre, visto che ha anche parlato di "attacco ingiustificato all'Iraq" ed anche qui ha ragione. Spero che non tradisca le aspettative di chi lo ha eletto o seguito. Io non mi aspetto nulla, il gioco di forza oltre il quale è costretto a misurarsi lo schiaccerà come un moscerino. Tuttavia ci spero.. non dico chissà quali cambiamenti, a noi probabilmente non ci toccano neppure, ma almeno finirla con queste guerre-farsa, che costano solo di vite umane e manipolazione del pensiero della gente, che accetta la guerra come se fosse gossip. Perchè un domani molto prossimo, e loro lo sanno, questi scenari saranno qui da noi. Ci stanno catechizzando, manipolando il cervello alla stupidità progressiva e la perdita dei valori che contano. Chissenefrega potrei dire, ma quel domani, lo sento, è sempre più vicino, e se non lo vivrò io, lo subiranno i miei discendenti. Siamo nel ciclo ultimo, il collasso è vicino. "We can" dice Barak, secondo me l'unico che può qualcosa è solo lui, ma se ha vinto significa che è già corrotto.

(danleroi)



martedì 4 novembre 2008

Nuotando forse non mi vedono..


Le tigri sono i più potenti nuotatori tra gli animali terrestri. Riescono a cacciare e trattenere il fiato sott'acqua a lungo, questo nonostante le dicerie da sempre dicessero il contrario. Questo conferma come non si conosca poi ancora molto su questo enorme felino. Come per il gatto per esempio, che vive da sempre nei nostri giardini ma che ancora sembra saper rimanere avvolto nel mistero per alcune sue abitudini. I cinesi dicevano che "era stato il gatto ad insegnare alla tigre a cacciare". Forse, ma io un gatto subaqueo non lo avevo davvero mai visto. Fra meno di dieci anni non esiteranno più le tigri, come gli scimpanzè. Cazzo ma possibile che non si riesce a preservarle degnamente? Uccidere un uomo può portare alla pena di morte, ma sterminare centinaia di animali no? Non è lo stesso? Un secolo fa c'erano circa 100.000 tigri nel mondo. Ora ci sono dicono a malapena 2.500 adulti di cui la maggior parte in cattività o nei cazzo di circhi, con la varietà del Bengala praticamente estinta in natura. Nessuno ha più visto tigri albine selvatiche poichè l'ultima è stata uccisa nel 1958. Le varietà bianche con strisce nere non sono albine, ma semplicemente bianche. Ne restano pochissime, discendenti da numerosi accoppiamenti e quindi non più pure. Ma chissenefrega, tanto in Oriente massacrano di tutto, cani, gatti, e perchè non le tigri? Io massacrerei per esempio i cinesi, oppure già che ci siamo, ripulirei il pianeta dal Marocco alle coste del Giappone, passando per l'Iran. I Giappo li salverei, a patto che la smettano di rompere i coglioni a Balene e Capidogli. Poi perlomeno sono civili, quanto lo siamo noi. Quindi una bella merda. E le tigri adesso nuotano, sperando che almeno sott'acqua l'uomo non le veda. Ma si sbagliano, basti pensare al semi estinto squalo bianco. Se vogliono salvarsi devono cambiare pianeta. Chissà se nel sistema di Alpha Centauri l'uomo mai metterà piede..

(danleroi)


domenica 26 ottobre 2008

Il valore di una vita..


Quando guardo quei film americani dove la vita è così bella, rosea e tutto quadra alla perfezione, penso sempre al lavaggio del cervello ed al danno che questa immagine crea per molte famiglie. La ricerca della perfezione, inesistente se non in una fiction televisiva, tante volte porta ad una tristezza depressiva notevole in casa, che colpisce indistintamente sia chi la crea che chi la subisce. Bisogna anche rendersi conto di questioni importanti e da non sottovalutare, come l'orientamento e lo sviluppo eversivo che questa considerazione nasce nello sviluppo iconoclasta di un comportamento negativo. Nelle nostre case, spesso in tal senso più ricettivi degli stessi componenti primari della famiglia, risentono di questa tristezza depressiva anche i nostri animali domestici. In america già si trovano da tempo gli ospedali per cani e gatti, gli psicologi ed altre sottostrutture determinate ad una maggiore cura verso esseri ormai molto simili a noi, sia nelle abitudini che nelle psicosi.

Questo sodalizio fra due specie differenti nasce sin dall'era preistorica, dove entrambe trovavano comodo sfruttare le qualità di ognune per raggiungere un determinato fine.
L'aiuto che questi animali portano ed han portato all'uomo sin dai primordi è stato essenziale allo sviluppo della caccia quanto alla vicinanza, nel sentirsi amato o voluto bene perlomeno da qualcuno o qualcosa.
In cambio, fra eccessi di coccole e piattoni di pasta al pomodoro condita col Chappi, troviamo il cane o eventualmente il gatto anche gustoso come antipasto, pelliccia e chissà qual condimento o salsina specialmente quando andiamo al ristorante cinese. E' per coerenza vi consiglio di andarci.
Perchè si sa che in Cina si calpestano da sempre i diritti umani, figurarsi quelli degli animali come gatti o cani. Anzi, specialmente quest'ultimi non se la passano molto bene in questo periodo, ma non sono certo i soli: anche specie orgogliose come gli orsi finiscono per vivere orizzontali in anguste gabbie grandi come il loro corpo per donare a noi uomini la loro bile.
Nella provincia cinese dello Yunnan, a ridosso del famoso Vietnam, non si riesce a dire nemmeno la famosa frase "che vita da cani.." perchè quest'ultimi di vita ne hanno ben poca e se la passano ancor peggio dopo la morte di sei persone per aver contratto la rabbia. Lo hanno stabilito come misura preventiva le autorità, secondo quanto riferito dai media del posto. La prima morte per rabbia era avvenuta nello scorso luglio e le autorità locali avevano ordinato l’uccisione di cani e gatti nel raggio di cinque chilometri dalla casa della vittima. Anche quelli domestici, e la volontà del padrone non viene considerata, visto l'allestimento di una squadra speciale che irrompe nelle abitazioni a massacrare a bastonate o fulminare tutti i felini e canidi che incontrano. Undicimila cani sono stati ammazzati per sei casi di rabbia, perchè controllarli veniva difficile, eliminarli no. Servivano equipe di veterinari, che costano alle autorità una discreta cifra, senz'altro più onerosa di una squadraccia di balordi senza cuore e senza anima.

Come si può pensare che una cultura vecchia di millenni sia cosi priva di una qualsivoglia intima introspezione, in grado di determinare cosa sia corretto nell'equilibrio sempre più vacillante delle cose? Come possono pensare che lo sviluppo coincida con un atteggiamento retrogrado di squadrismo ed abuso di diritti che non direi solo umani ma a questo punto delle intere specie viventi, sinonimo della stessa esistenza sul pianeta?
Ho interpellato un cinese sul tema, è mi ha risposto amabilmente che il cane non ha un diritto di vita superiore al cavallo ed alla vacca che noi trucidiamo amabilmente per avere in tavola la nostra bistecca fumante. Infatti ha ragione. Anche il pesce viveva tranquillo per i fatti suoi nel fiume o nel mare prima che qualcuno non lo pescasse. Vite primarie o secondarie quindi? No, la vita è uguale per tutti, è lo stesso soffio che anima esseri differenti nell'aspetto e nell'immagine ma con lo stesso diritto di esistere, di vivere.
L'egemonia dell'uomo deve terminare. Siamo l'unica specie animale realmente cattiva, l'unica che forse non merita di vivere perchè non ne riconosciamo il valore. In una visione totalitaristica infatti siamo la specie più stupida e spietata che esista, incapaci di ricambiare a noi stessi ed alla natura il favore di averci in qualche modo permesso di esistere. Preghiamo un dio inutile ed infame, specchio di quello che siamo e di quello che diventeremo. A lui affidiamo nello sconforto le nostre preghiere, ma lui è solo il frutto di una allucinazione collettiva, che prende forma come un illusione, come un sinonimo di una essenza non considerata e più volte calpestata: la vita, la morte ed il naturale equilibrio.

Nella Provincia di Yunnan oltre cinquantamila cani, inclusi quelli domestici,sono stati uccisi, bastonati, impiccati o fulminati a morte. Inizialmente il Governo ha avuto l'ardire di offrire una piccola ricompensa ai cittadini per uccidere i propri cani e gatti, ma visto il rifiuto della popolazione di sterminare i propri animali domestici, una unità operativa speciale venne attivata per irrompere in abitazioni sospettate ed uccidere tutti i cani trovati. Portati via ai loro proprietari con la forza e poi bastonati sul luogo. Queste squadre di notte facevano irruzione nei villaggi creando rumore in modo da allarmare abbaiare i cani e localizzarli cosi nelle abitazioni.Questo ho letto al mio amico cinese. E gli ho spiegato che mentre da noi il tutto avviene al di sotto della coscienza vigile, e la mucca si chiama manzo e non viene mai raffigurata o mostrata l'opera della macellazione, nella sua terra invece tutto appare meno ipocrita ma in modo spietatamente crudele. Perchè la cosa orribile di questi fatti non è solo l'uccisione di queste povere bestiole, ma il come ed i mezzi con cui vengono perpetrati.
Ci penso e mi chiedo infatti come sia possibile che il popolo a questo non si sia ribellato, io avrei dato la vita per salvare il mio Snake. Ma poi ci ripenso, e mi rivedo in altre azioni, in altre persone, in questa continua ipocrita esistenza senza alcuna vera moralità. Ed il cinese ride, perchè la mia faccia parla chiaro, perchè forse cambia il metodo, i protagonisti, le motivazioni, ma lo scenario è sempre lo stesso. Perchè se per questo, come mai da noi le assistenti sociali intervengono sempre a danno della persona andando a strappare dalle braccia povere della gente i propri figli solo perchè al di sotto dello standard di ricchezza per poi rinchiuderli in comunità ed orfanotrofi, ma viene tutto fatto passare come un atto lecito e giusto. Mentre da loro questo abuso ti viene direttamente cagato in faccia.
Sono quindi solo meno falsi? No, sono criminali quanto noi, solo più indietro nella scala evolutiva. Complice il comunismo, sono rimasti indietro perlomeno di sessant'anni, e presto si muoveranno nello stesso modo e sulla stessa scia del nazismo o dello stalinismo, con varianti ed aspetti diversi ma simili, e spero finiscano nello stesso modo. Perchè davvero mi impressiona vedermi anziano nei "territori conquistati della repubblica popolare cinese".

(danleroi)



mercoledì 3 settembre 2008

Siren Blood Curse


Ultimamente sembra che siano svaniti quei bei survival horror che tanto dieci anni fa profetizzavano come evoluzione del videogame. Questo purtroppo in favore ad un infinità di sparatutto in soggettiva che ormai rappresentano la norma per lo sviluppo di un videogioco. A volte nascono alcuni crossover fra i due generi, magari acquisendo del tipico survival horror di matrice capconiana solamente l'atmosfera o alcune caratteristiche ma nulla di più. Un ibrido perfettamente riuscito di questi generi è per esempio Condemned di SEGA, che ha saputo qualitativamente imporsi come miglior gioco dell'orrore degli ultimi anni, raccogliendo lo scettro proprio da quel Forbidden Siren per la vecchia cara Ps2 che tanta qualità aveva portato al genere. Siccome dagli USA non arriva più niente di questo genere, la sana dose di orrore di cui necessitiamo e trattiamo in questa recensione arriva ancora una volta dal Giappone, ed è proprio il seguito di quel eccellente gioco sviluppato da SCEI: Siren Blood Curse.

Rifacendosi in gran parte alla tipica cinematografia orientale, Keiichiro Toyama, già autore del primo Silent Hill, ha reinventato il genere horror più volte creando una struttura innovativa dalla quale i Siren derivano, mettendoci al comando di svariati personaggi, in un contesto prettamente di evasione e di strategia più che di battaglia. La storia è frammentaria, e si passa da un protagonista all'altro apparentemente senza alcun filo logico. L'obiettivo è la ricostruzione per intero della storia originale, alla quale pure il videogiocatore agli inizi è tenuto all'oscuro. Lo sfasamento temporale che caratterizzava i due precedenti episodi è stato eliminato in favore di un arco di tempo lineare e cronologico in modo che questi aiuti ci diano una mano a tenere insieme tutti i pezzi del puzzle in modo molto più solido e fruibile. Infatti proprio la mancanza di aiuti nella comprensione, porta il mistero e l'incertezza nel passo del videogiocatore, che perdendo tutti i contatti metareferenziali con la realtà, cerca ed investiga, a tu per tu con la frustrazione, come se davvero si trovasse dentro al videogame. Questa caratteristica purtroppo lo porta a non essere apprezzato dalla massa come invece con i best seller di Konami e Capcom, tuttavia la critica intelligente ha spesso elogiato lo sviluppo di questo titolo, prettamente indirizzato ad una fascia di utenza hardcore. I motivi sono da ricercarsi nella indubbia complessità generale del titolo, strutturalmente complesso e fin troppo intrecciato e di conseguenza a volte estremamente frustrante.

In questo episodio di Siren, come appunto puntualizzavo, riferendosi alla cinematografia jappo, Scei ha adattato i visi ed i nomi dei personaggi in tratti occidentali, per la precisione americani, proprio come accaduto con i film The Ring, The Grudge ecc.. per venire incontro ai gusti del pubblico europeo ed americano. L'obiettivo quindi, come logico, per una serie che non riesce a diventare un blockbuster è modificare qualcosa ed adattarsi all'utenza. Dotato di una grafica forse un pò scarna ma visivamente fotorealistica, Siren vanta alcuni tra gli scenari più inquietanti mai apparsi in un survival horror, resi ora ancor più terrorizzanti dalla alta definizione, che anche grazie anche all'ausilio di una devastante colonna sonora, che pervade l'intero gioco di terrore puro. Proprio come le leggende giapponesi, Siren coglie l'occasione di spaventare per parlare di una tragedia che affonda nei tempi più antichi. Dopo l'uscita assai deludente di Alone in the Dark, ci ritroviamo per le mani un titolo che probabilmente anche se non innovativo occupa proprio in quel ruolo visto la sua attuale unicità nel genere, in attesa di un poco promettente nuovo episodio di Silent Hill ed un Resident Evil oramai fuori genere, perchè sempre più gioco d'azione che vero Survival. Siren il suo ruolo fondamentale lo gioca come sempre in sordina, al nascosto da sguardi indiscreti, perchè solo chi ha occhi per vedere merita di giocare e comprendere Siren. Tutti gli altri tornino pure ai consueti sparatutti da quattro soldi.

A fronte di un prezzo budget di soli 29,99 euro per il download dal PlayStation Store e di un livellamento della difficoltà tipica della serie, in favore di una maggiore giocabilità ed immediatezza, è impossibili non consigliare a chiunque questo titolo, tenendo presente che in ottobre uscirà una versione in BD probabilmente per dieci euro di più. Fate la vostra scelta, mentre io mi limito a consigliare questo titolo a tutti coloro che cercano in queste serate di fine estate un brivido con cui chiudere la serata in attesa di una nuova e stancante giornata lavorativa. (danleroi)

+ comparto tecnico ottimo e terrorizzante.
+ bilanciamento della giocabilità
+ pauroso quanto il prezzo economico

- struttura di gioco frammentaria e frustrante


Voto: 8,5 su dieci.

martedì 2 settembre 2008

Soul Calibur IV


Il principale obiettivo dei programmatori con Soul Calibur IV era riuscire mantenere intatti i valori ludici e di gameplay al passaggio a next generation della oramai storica serie iniziata nel 1995 con Soul Edge sulla prima Playstation. Nel 1998 con il suo seguito, Soul Calibur, però i programmatori sono riusciti senza esagerare a compiere dei veri e propri miracoli: I personaggi poligonali si spostano ora a velocità assurde, e le loro movenze assomigliano più ad una danza elegante piuttosto che a un brutale massacro, il quale sostanzialmente ogni picchiaduro rappresenta. Negli anni seguenti, forte anche del successo ottenuto, Namco periodicamente si è invece limitata ad aggiornare la serie aumentando la personalizzazione dei personaggi e delle ambientazioni, arricchendo il più possibile di modalità di gioco ogni titolo, evolvendo quindi il primo concetto di Soul Calibur sempre più, fino ad arrivare a questa quarta incarnazione, quinta in generale.

Non è possibile descrivere in modo esaustivo gli effetti speciali contenuti in questo picchiaduro, poiché l'intero gioco è un effetto speciale. Graficamente il prodotto è ora eccelso, con giganteschi modelli poligonali ricoperti da scintillanti armature che piroettano con eleganza menando fendenti spaccagambe, mentre con disinvoltura l'avversario risponde all' attacco con altrettanta prestanza, in un perfetto equilibrio di suoni e colori. Il tutto con estrema scioltezza, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non si ha infatti il tempo di ammirare il vortice di artifici visivi che turbina sullo schermo, poiché si è troppo impegnati a schivare centinaia colpi che un ben congegnato sistema offensivo, nelle mani sapienti di un buon videogiocatorem sa dare. Anche i ritmatissimi temi musicali, composti con tono spesso epico, sono capaci di accelerare i battiti cardiaci e prepararci per il combattimento, oppure celebrarci una volta questo sia terminato, magari dopo aver spezzato le reni all'avversario. Non parliamo poi degli effetti sonori, tirati fuori anch'essi con sicura qualità: spade che si intrecciano in battaglie senza tempo, producono l'effetto di una fragorosa rumoranza metallica, sicuramente sublime a chi cerca una verosimiglianza anche nella controparte audio. Siccome poi alla Namco sono molto fantasiosi, per sorprenderci questa volta sono stati inseriti personaggi provenienti dall'universo di STAR WARS come il maestro Yoda per la versione "buona" di Xbox 360 e Darth Vader per quella malefica di PlayStation 3. Infine probabilmente a spot pubblicitario entrambe le versioni hanno il personaggio de: l'Apprendista, protagonista del mediocre STAR WARS: The Force Unleashed di prossima uscita.

La storia in un picchiaduro come al solito è un pretesto e questo non fa eccezione, nonostante per riassumere il tutto, l'eterna lotta tra la Soul Calibur e la Soul Edge si riveli sicuramente interessante. Non mi addentro molto nella trama perchè ininfluente allo sviluppo di questo gioco, ma gli sviluppatori hanno cercato di far luce su alcuni retroscena portando avanti la vicenda da dove si era interrotta con un quadro cronologico spesso dettagliato e qualche colpo di scena. Sinceramente però la presenza dei personaggi di Guerre Stellari è piuttosto stupida e da un senso di operazione commerciale senza limiti e piuttosto bieca. L'impressione che questi siano stati aggiunti dopo che il titolo era già avanti con lo sviluppo, deriva dal bilanciamento certo non eccellente di personaggi come l'apprendista, che se non padroni delle mosse del gioco diventa davvero difficile da affrontare, addirittura molto più che con Yoda o Lord Fener, anche loro piuttosto mal bilanciati. Poi oltre che forare completamente il senso storico (anche se piuttosto fantasioso) delle ambientazioni, misto incredibilmente al futuristico ed i principi della fisica, con spade laser contro spade metalliche, questo episodio di Soul Calibur si mangia letteralmente la modalità storia, relegandola a sei combattimenti in successione con tanto di finale, cosa che ammazza non di poco la longevità e di molto lo spessore del titolo, reso piuttosto ridicolo già dalla presenza dei cavalieri Jedi. Dire che questa è una gravissima involuzione del titolo è doveroso, per renderci conto che grafica a parte porta indietro la serie fino per certi versi ad essere l'episodio peggiore di questo franchise.

Nonostante tutto è importante sottolineare come anche questa volta la struttura sia rimasta sostanzialmente identica agli altri episodi, per cui se questi erano eccellenti, altrettanto questo lo è a sua volta, coadiuvato dall'entusiasmo di un esordio per le nuove piattaforme in alta definizione che portano lustro e qualità grafica al titolo, mentre il gameplay pare aver subito qualche modifica risultando ora meno sincronizzato e più lento, piccoli cambiamenti che provocano un terremoto a livello strategico. Il motivo è un abbassamento non voluto della difficoltà che ora concede qualche pausa in più negli scontri evitando il concatenamento di mosse che un tempo nelle mani di chi sapeva giocare rappresentava un arma temibile senza diritto di replica. Questa, se voluta, però si rivela una scelta apprezzabile e interessante per chi non è molto avvezzo con Soul Calibur oppure a chi ci gioca in modo superficiale. Interessante invece le novità introdotte come per esempio la distruzione delle armature man mano che in determinati punti ricevono ripetutamente danno(elmo, gambali ecc) fino a lasciare letteralmente in mutande il lottatore. Altra novità interessante è il Critical finish, un colpo in grado di porre immediatamente fine all'incontro grazie ad un unico attacco dagli effetti decisamente letali. Queste novità portano inevitabilmente a strategie difensive fin'ora sconosciute a chi era abituato col tipico Soul Calibur.

Conscio che da una parte ludica questo prodotto sia e rimanga ottimo, non si può fare a meno di sorridere amaramente in favore dell'esclusione della intrigante modalità storia, per dei rimpiazzi certo non all'altezza. In merito a queste mancanze, l'introduzione forzata del gioco online appare ben poca cosa anche perchè piuttosto limitata. Il valore del titolo è comunque indiscutibile benchè le novità aggiunte siano poca cosa rispetto alle mancanze. Si conferma probabilmente il peggior episodio della serie, ma nonostante questo è un titolo qualitativamente eccellente, sicuramente allo stesso livello ma non migliore di titoli come Virtua Fighter V e Dead or Alive IV. Considerazione interessante nel far capire quanto questa serie sia stata qualitativamente importante in questi anni. (danleroi)

+ grafica ed animazioni stupende
+ effetti sonori eccellenti
+ personalizzazione dei personaggi dettagliata
- persa la modalità storia, rimane poco più di un arcade.

Voto: 7 su dieci.


lunedì 1 settembre 2008

Namco Smash Court Tennis 3


Non è semplice amalgamare il realismo di una simulazione come Top Spin 3 con il tipico approccio arcade di titoli come Virtua Tennis 3 di SEGA. In passato, la serie di Namco, si era contraddistinta anch'essa per il divertente approccio tipico arcade delle sue produzioni, infatti se si analizza, ad esempio, un episodio qualsiasi di Smash Court Tennis (tranne il Kournicova) risulta palese la condizione umoristica voluta dagli sviluppatori, situazione che permea la strutturazione stessa del titolo. Ne conveniva una giocabilità di buon livello, ma lontana chiaramente dai fasti di una simulazione vera e propria. Smash Court Tennis 3 interviene, con la sua grafica pulita ma non troppo appariscente, con un sonoro nella media ma nulla più, con dei tennisti bene animati ma non eccelsi provando ad interporsi come via di mezzo fra il realismo del recente titolo 2kSports ed il famoso arcade SEGA, senza purtroppo centrare il suo obiettivo.

Le premesse, nonostante il blasone del titolo, davvero però non c'erano proprio: conversione da PSP. Ovvero il portatile Sony, alla quale questo gioco è stato originariamente sviluppato, peraltro con mediocri risultati. Ed infatti mantiene troppi contatti con questa versione, perchè i menù di gioco e parte delle stesse animazioni derivano a piè mani proprio dalla controparte mobile del gioco. Il perchè di una scelta tale, ovvero di "sporcare" un prodotto che negli anni, a partire dal mitico Smash Tennis per SNES si è da sempre imposto come uno dei migliori giochi di tennis non si sa bene, ma da quando Namco si è fusa con Bandai non tutte le scelte si rivelano azzeccate come ad un tempo, lasciando intendere un abbassamento qualitativo anche nelle granitiche versioni da sala giochi un tempo invece sempre eccellenti (chi ha detto Tekken 6?).

Ma analizziamo il perchè di quel brutto voto laggiù in fondo a fine testo:
Innanzitutto, come già lasciato intendere, ci troviamo un prodotto che tecnicamente non sta in piedi, questo nonostante l'impegno messo da Namco per ripulire le texture, troviamo infatti modelli poligonali essenziali, specie negli sfondi, aliasing in quantità, ombre poco dinamiche e sopratutto il comparto animazioni davvero limitato e non certo paragonabile a quello di un tipico gioco per Xbox 360, lasciando l’impressione che da quanto visto su PSP ben poco sia effettivamente cambiato, ed in certi casi, nulla. Anche la velocità base del titolo assolutamente non è adatta ad una console casalinga e risulta zoppicante in più di un occasione, risultando in un contesto generale legnoso. La parte audio invece si attesta nella norma, perchè anche se si è sentito di meglio, tuttavia rende bene gli effetti in campo è questa la cosa più importante. L’Intelligenza Artificiale che regola gli avversari è discretamente buona, nonostante alcuni svarioni abbastanza evidenti però certi cambi di ritmo e certe risposte lasciano intendere comunque un certo lavoro dietro anche se evidentemente non completo.

La parte derivativa del gioco, ovvero i menù e le varie modalità, si mantengono qualitativamente nella norma, con la possibilità canonica di disptare amichevoli o creare un nostro alter-ego da zero e farci fare la carriera. Proprio quest'ultima, chiamata PRO TOUR mostra una certa qualità del titolo. Ci permetterà infatti di iniziare dalle competizioni più piccole fino poi diventare un professionista, ma con un sistema simile a quello degli RPG che assegnerà dei punti alla fine di ogni match carriera o d’allenamento, da distribuire tra abilità e stili differenti permettendo di modellare il proprio tennista sullo stile di gioco preferito. Come in altri giochi, il riferimento temporale è basato su una agenda che tiene conto dei nostri impegni da sostenere tenendo d’occhio il fattore resistenza, rendendo spesso necessario un periodo di riposo. Poi come sempre i consueti contratti con gli sponsor, ricezione di lettere, shop di personalizzazione e quant'altro, su questo a Smash Court Tennis 3 non manca assolutamente nulla.

Il risultato finale è un titolo discreto nella parte oggettiva della quantità, ma sicuramente insufficente nella sua interezza di gioco. Le colpe che maggiormente si porta dietro sono imputabili ad una bassa qualità di gioco che porta ad una notevole dose di pazienza prima di poter imparare a controllarlo per bene. Se Namco avesse puntato su una struttura di gioco meno ibrida avrebbe sicuramente sbagliato meno, invece per le mani ci ritroviamo un prodotto che non può essere arcade per via della distribuzione dei tasti e delle azioni e oltre che una certa macchinosità, e che non può certo essere simulativo perchè mancante in buona parte di una struttura realista. A fronte di questa bassa performance, consiglio il titolo solo a chi si è già sbranato Top Spin 3 e Virtua Tennis 3, perchè altrimenti vi conviene puntare su uno dei due, chiaramente in base alle vostre attitudini di gioco. Invito infine Namco ad abbandonare la strada intrapresa a favore di un piacevole ritorno al passato con tanto di personaggi e campi di fantasia, oppure ad uno sviluppo simulativo più mirato e di qualità specialmente nella parte giocata. (danleroi)

+ carriera con elementi RPG
- lentezza e legnosità nei movimenti
- poche animazioni e grafica di origine PSP
- non è simulativo ma nemmeno arcade

Voto: 4 su dieci


martedì 19 agosto 2008

Sangue d'innocenza


Si parla sempre troppo e bene sul Papa.. quella specie di mostro alieno posto laggiù nel Vaticano, la sede di tutte le Mafie mondiali. Ma neppure una notizia sulle ultime righe di una lettera scritta nel 2001 da lui stesso, al tempo cardinale, nonché prefetto della Congregazione per la fede, ex Sant'Uffìzio, dove si ordinava ai vescovi di tutto il mondo, pena la scomunica, il segreto da opporre alle inchieste giudiziarie sui preti pedofili. Investigare in silenzio, come spettri, con l'unico scopo di non fare notizia, ed archiviare.

Eppure questa storia venne rivelata dai giornali di tutto il mondo: Il Vaticano cercava di arginare l'inchiesta sul potentissimo Maciel Degollado, messicano, fondatore dei Legionari di Cristo, accusato di pedofilia dai suoi ex allievi. Il processo si era aperto in Texas nel 1997. Pubblici persino alcuni stralci di testimonianze, come quella di padre Juan, ex seminarista di Degollado: «Quante volte mi svegliava nel cuore della notte e abusava della mia innocenza. Notti di paura, notti di assoluto terrore».

Ratzinger scrisse (con perfetto rigore) che «casi del genere sono soggetti al segreto pontificio». Scrisse che si sarebbe dovuta aspettare la maggiore età delle vittime e poi altri 10 anni prima di rivelare le accuse. Raccomandava cautela. Minacciava scomuniche. Secondo l'avvocato texano Daniel Shea, si trattava di indicazioni così perentorie da costituire un «intralcio alla giustizia», reato che la legge americana considera assai grave.

L'intera storia, non ancora conclusa e lentissima negli sviluppi, torna a galla ogni tanto, anche in questi giorni..
Ma la pedofilia per la Chiesa è un problema rimosso, questo nonostante il danno si perpetua. Eppure sui giornali italiani nulla di nulla, proprio come voleva il cardinale.

Non esistono metodi in Italia per parlare non solo della luci, ma anche delle ombre che si profilano sul papato di Joseph Ratzinger.
Nel frattempo, negli Usa il fenomeno della pedofilia nell'ambito della Chiesa Cattolica ha assunto proporzioni gigantesche, e l'intero gettito dei fedeli viene usato per risarcire le vittime degli stupri. Le inchieste riguardano decine e decine di prelati, coperti dal cardinale Bernard Law, ex arcivescovo di Boston che è stato poi rimosso e che adesso è arciprete a Roma a S. Maria Maggiore.
Il problema con la gerarchia cattolica sta nella sua «reticenza ad ammettere la situazione», che si colloca in un contesto «di censura, di un atteggiamento omertoso, di copertura». Guardacaso il codice mafioso..

Mentre la chiesa nasconde e cerca di risolvere in casa il problema della pedofilia nelle strutture vaticane, invece questo è un problema che deve essere affrontato e risolto in sede giudiziaria, e che questi atti di pedofilia sono fatti che riguardano la giustizia degli uomini e Dio non c'entra un cazzo.. se non, ..dopo!!.

Con le iniziative della Curia volte a coprire e a secretare gli episodi denunciati di fatto si realizza che un gruppo di persone per delle motivazioni che a noi riguardano poco ha sottratto dei criminali alla giustizia. E quelle mani sporche di sangue di Ratzinger nella foto, altro non è che sangue di innocenza perduta.

(danleroi)