venerdì 13 marzo 2009

SONIC e il Cavaliere Nero..

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Partiamo da un presupposto che (magari) i più svegli di voi noteranno ad ogni produzione SEGA incentrata a Sonic.. anche quando il titolo è decente, prende sempre brutti voti. Io credo che SEGA ormai non sappia più dove mettere le mani, visto che ogni titolo che realizza in merito fa una brutta fine quando passa il vaglio della critica. Per fortuna il porcospino più veloce del mondo queste cose le sa bene, e riesce a correre sempre più veloce dei suoi detrattori, specie per quella frangia di utenza che non è in grado, per attinenza o disponibilità, di leggere le recensioni dei giochi.
La cosa più incredibile però è che a parte Shadow the hedgehog, veramente brutto, io di titoli di Sonic così orrendi proprio non ne ho visti. Certo, nemmeno dei capolavori sia chiaro, ma infine anche con una bassa giocabilità tutti avevano dietro di se quel tratto qualitativo che li faceva distinguere dalle produzioni spesso di pari voto, perchè io posso anche comprendere che un titolo possa non piacere o esser poca cosa, ma dare "quattro" ad un videogame significa reputarlo ingiocabile, orrendo ed assolutamente da evitare come se avesse la peste bubbonica. Non è cosi, e lo dico con amarezza perchè non vorrei passare per antitesi come "colui che difende questo concetto di gioco" ma semplicemente mi oppongo a considerare questo videogame come una produzione da quattro in pagella, come IGN gli ha dato.

Dicevamo dei voti brutti, ed infatti fra i titoli di Sonic la media è sempre piuttosto bassa. Due anni fa però uscì un titolo chiamato "Sonic e gli anelli segreti" che prese in giro molti voti positivi, anche se le critiche in merito ai controlli imprecisi, la lentezza di Sonic (!) ed i livelli lunghi e noiosi avevano un pochino gambizzato la felicità dei developers che con questo spin-off avevano comunque ricevuto più lodi del solito. Notevole anche la mole delle vendite però, che aveva toccato e superato i 2 milioni e mezzo worldwide.
Ebbene, Sonic e il Cavaliere Nero altro non fa che riproporre lo stesso tipo di gioco con una formula precisamente uguale ed in aggiunta una modalità online, gallery e bonus vari e qualche miglioria, a cominciare dal fatto che perlomeno stavolta Sonic corre per davvero veloce ehehe
Risultato? Bastonato ferocemente dalla critica.. pazzesco!

Nella progettazione del gioco, Sega ha unito a Sonic e gli anelli segreti alcune proprietà di Unleashed, per creare un'esperienza di gioco che come al solito non prevede un percorso di esplorazione vero e proprio ma che scorre quasi sui binari, dove il nostro scopo si limita sostanzialmente al comandare limitatamente le scene di percorso nella corsa del porcospino blu.
Sonic è controllabile tramite lo stick analogico come sempre ma solo in alcuni frangenti, e tutta l'azione di gameplay scoraggia il rallentamento ed il tratto decisionale nel gioco favorendo invece la corsa forsennata e sragionata dove nel durante saremo chiamati a colpire dei bersagli vari o dei nemici in game.
Pur non essendo il miglior sistema di controllo, risulta comunque abbastanza divertente sull'immediato quanto un po' meno magari alla distanza. I livelli poi rispetto al prequel sono stati semplificati, cosa che se da un lato ha abbassato il livello di difficoltà, dall'altro invece ha reso il tutto più scorrevole e piacevole, vietando al giocatore il profondo senso di frustrazione del precedente Secret Rings.
Secondo me questa semplificazione non è dovuta per il passaggio a percorsi più casual, ma per il semplice motivo che adesso il protagonista si porta dietro un bello spadone con cui combattere e che quindi aggiunge alla semplice sgroppata anche molte fasi di azione, di conseguenza l'offrire livelli più complicati significava rendere il tutto ancor più frustrante, sia per la mente che per il nostro povero braccio.

La cosa più fastidiosa deriva dal fatto che non sono stati risolti i problemi derivanti dalla precisione del controllo, cosa che ci costringe ad un continuo scuotimento forsennato del wiimote nelle fasi di combattimento visto che in questo caso Sonic compie quasi dei colpi casuali con la sua spada. Per migliorare in questa fase hanno incluso la possibilità di svolgere delle combo o di respingere gli attacchi, ma il tutto infine avviene sempre con poca tecnica e molta casualità. Resta da dire che il sistema comunque premia coloro che riescono a padroneggiarlo bene, addirittura impreziosendo la buona prestazione con gadget, filmati, musiche, bozze e premi vari che arricchiscono l'opera di SEGA dal punto di vista della quantità e che al tempo stesso portano il videogiocatore a tentare di compiere al meglio possibile il percorso prestabilito. Purtroppo però a volte le indicazioni in merito sono poche, quindi potrà capitare di veder fallire il livello da noi giocato e non capire il perchè. In questo sicuramente hanno ripetuto lo stesso errore di Secret Rings, un titolo con una difficoltà non sempre ben calibrata che alterna livelli semplicissimi ad altri misteriosamente impossibili, specie nelle fasi di gioco più avanzate.

Una delle novità di più rilievo introdotte invece consiste nella modalità multigiocatore, possibile sia offline che online. Purtroppo non ho avuto modo di provare granchè quella online per mancanza di utenza e voglia, ma quella offline altrettanto risulta piuttosto divertente grazie alla presenza di modalità di gioco piuttosto indovinate che riprendono solo in parte quanto già visto nel precedente episodio. Naturalmente lo spirito è sempre il medesimo della modalità storia, con la spinta propedeutica di utilizzare l'onomatopeico "waggle waggle" all'infinito. Oltretutto sembra sia possibile anche lo scambio di oggetti rinvenuti durante l'azione di gioco con gli amici, in modo da permetterci di scambiare quasi come figurine i vari oggetti che saremo chiamati ad identificare ed archiviare nel corso del gioco, tra cui spesso anche oggetti molto rari o unici a sentire gli autori.

Con Sonic e il Cavaliere Nero, la cara Sega continui PRECISAMENTE la stessa strada intrapresa con Sonic e gli anelli segreti, correggendo poco o nulla ma innovando laddove serviva. La trama si mostra come l'elemento di spicco del gioco, visto che si presenta come il prequel davvero superlativa ed umoristica come poche. Il titolo tuttavia, nonostante il confermarsi dei difetti, resta divertente e stavolta meno stancante o frustrante. Forse non sarà il modo migliore di porgersi all'utenza più hardcore del Wii, ma a tutti coloro che lo accusano pesantemente di cose non proprie o di essere deludente dico che SEGA aveva chiarito sin da subito che si trattava di un gioco strutturato sulla scia del prequel, quindi una delusione non può aver luogo perchè le attese sono state confermate.
Sicuramente quindi il titolo risulterà divertente ed appagante per chi riesce a fuggire dai pregiudizi, per chi cerca oltre al videogame una storia decente di corredo al gioco, e per chi vuole una avventura sbarazzina ma tecnicamente niente male, anche se a volte spesso fin troppo ripetitiva.

Insomma Sonic e il Cavaliere Nero è un titolo da rivalutare personalmente, evitando di leggere commenti e giudizi forse un po' troppo affrettati o sconclusionati. Se vi capita sottomano usato o avete apprezzato il precedente gioco, dategli tranquillamente una possibilità, perchè in tal caso non delude assolutamente anche se bisogna dirlo non migliora di una virgola il precedente gameplay.
La trama poi è splendida, divertente e volutamente ironica come in Sonic e gli anelli segreti. Un titolo quindi da apprezzare forse più per il suo risvolto narrativo che di gameplay, ma questo per alcuni potrebbe essere quanto basta per spingere a giocare quest'opera con buona pace dei suoi detrattori..

(danleroi)

giovedì 12 marzo 2009

Domina l'arte letale del vero ninja!!


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"Chihayafuru Kami no oshiewa tokoshieni tadashiki kokoro mio mamoruran"

Sinistri presagi sembrano ultimamente minare la meritata tranquillità delle terre di Lord Godha. Un intero anno è passato dall'ultimo attacco del signore oscuro, ma qualcosa sembra nascondersi nuovamente dietro il silenzio e gli intrighi dei cortigiani.
Non è semplice stavolta, forse qualcosa di grosso sta per accadere, ed in questi casi bisogna farsi trovare preparati. Interpellato il clan Azuma del prode Rikimaru e la bella Ayame, cominciano le ricerche.
Nel frattempo, Sekiya, un fervente seguace di Lord Gotha, organizza dal canto suo un incontro con un potente indovino, per cercare di capire quali occulti figuri minacciano ancora una volta le terre del suo signore.Ma l'indovino si rivela maligno e nell'oscurità compie la sua vendetta!
La Principessa Kiku è stata rapita..!!! Lei, l'unica figlia di Lord Godha Matsunoshin, che distrutto invoca ancora una volta l'aiuto di Rikimaru. Ma Ayame, colpita nel profondo per la scomparsa di colei che era come una sorella, si tormenta mentre la rabbia la corrode. Presa dalla sua incontenibile furia si mette alla ricerca della ragazza. Ci penserà lei alla figlia, si dice il signore, mentre ordina a Rikimaru di proseguire le investigazioni necessarie a salvaguardare anche tutto il popolo.
Sembra possa essere stato un vile tradimento di codardi, ma qualcosa di più si muove occultamente nell'aria. Sibili di parole fan di sfondo a questa storia dalle mille voci, ed il signore di tutte le terre non può tollerare una simile onta. L'onore degli Azuma riuscirà a riportarci indietro la sua cara figliola? Riusciranno a scoprire cosa si trova dietro questi ambigui segnali di un ennesimo spettro della guerra?

Finalmente è uscito nei negozi il nuovo Tenchu, il quarto della serie principale, il nono in generale, rinominato per l'occasione Tenchu Shadow Assassins da come potete vedere nella bellissima copertina del gioco.
Per chi di voi non conoscesse questa saga gli basti sapere che si tratta di una serie di giochi incentrati sulla figura dei ninja (come supponibile) però dal tratto marcatamente stealth, quindi lontanissimo per adozione e gameplay da titoli più famosi ma irrealistici come Ninja Gaiden o Shinobi.

Avevo preparato una bella descrizione del titolo ed una mezza recensione, ma per sbaglio ho chiuso la finestra ed ho cancellato tutto. Quindi mi limito a dirvi che il gioco è certamente ben riuscito, prettamente hardcore nei tratti e che complice i nuovi comandi perfettamente integrati che richiedono sempre un'azione specifica, il titolo ha abbandonato il tratto arcade degli ultimi episodi in cambio di una severa applicazione simulativa di tutto quello che era nel tredicesimo secolo in Giappone il mondo dei ninja.

I comandi di gioco sono tutti ben definiti, e vi permetteranno di utilizzare le tipiche azioni dei Ninja come anche l'uso degli oggetti ed armi varie. Eccoci quindi muovere il wiimote come faremmo ipoteticamente con kyoketsu Shogei, o con un fukumibari oppure arrampicarsi lanciando il Kaginawa o tirare le consuete shuriken tanto vietate in UK!
Il tutto poi senza alcun waggle waggle di sorta, ma in modo perfettamente simulativo, coordinato ed essenziale, istintivo quanto funzionale, infatti il wiimote permette di effettuare perfettamente queste azioni che gradualmente ci verranno insegnate tramite indicazioni di gioco che si porgono attivamente per fortuna al posto dei forzati e noiosi tutorial del caso.
Gli oggetti rinvenuti poi ci permettono di creare in modo artigianale diverse armi o altrettanti oggetti in grado di farci proseguire nell'opera senza intoppi. Da notare che sarà possibile sfruttare l'ambiente e diversi oggetti naturali per poter rendere il percorso adatto al nostro cammino. Spegnere le luci e favorire l'ombra significa muoversi con una certa tranquillità, ma ne caso si venisse sorpresi all'occorrenza si può tentare di nascondersi in ogni angolo, perchè ogni pertica può prestare riparo, come anche le palafitte ed i tetti.

Tecnicamente tutto è rappresentato in modo estremamente dettagliato, con un ambientazione magnifica ed immersiva che rende ottimamente l'immagine tipica del Giappone feudale. La grafica e le animazioni sono ben al di sopra della media delle produzioni per il Wii, mentre la struttura di gioco risulta sempre perfettamente funzionale all'azione. La resa visiva si conferma per una volta nello stessa qualità che vediamo nelle foto, e mi raccomando nel caso è importante regolare bene il tono più oscuro della TV perchè ovviamente il gioco da il meglio di se al buio o se vogliamo, nella tenebra.
Anche la resa sonora è assolutamente convincente. In un gioco come questo bisogna prestare attenzione al più piccolo rumore e quindi gli effetti sono minimali, ma senz'altro positivi. Quando si aziona il comparto audio però ecco un incedere oscuro, orientale, perfettamente di atmosfera. Le parti cantate, tra cui la presentazione molto bella sono di tono piuttosto drammatiche, liriche, cantate in modo sublime dalla splendida soprano Tomobo Shimata.
La longevità dell'opera è piuttosto ampia, visto che offre parecchie ore di gioco effettivo nella modalità storia più un altra cinquantina di missioni secondarie staccate dalla trama principale. Davvero sorprendente questa caratteristica perchè se la storia è profonda e vivibile come non mai, la controparte delle missioni non è da meno e portata sotto lo stretto bisogno di una prestazione positiva per poi sbloccare nuove missioni ed oggetti complementari utili al gioco oltre che un sontuoso premio finale avvolto nel mistero. Insomma acquistare Tenchu Shadow Assassins è un buon investimento anche in termini di longevità anche perchè spesso sarete chiamati a ripetere la missione per raggiungere una votazione migliore.

Incredibile poi l'immedesimazione che questo titolo comporta. Se dapprima quasi intimorisce per via delle moltitudini azioni e nozioni da imparare velocemente per usare questi controlli, dopo le prime battute di gioco però, complice anche il perfetto adattamento dei medesimi e la ponderata curva di difficoltà perfettamente calibrata allo sviluppo delle esperienze, ecco invece che ci si ritrova ad avere perfettamente assimilato tutte le proprietà d'azione, finendo poi ad ammirarci da soli per l'uso delle tecniche ninja che abbiamo imparato, muovendoci perfettamente nell'ombra come un vero maestro dell'oscurità e capaci di entrare come non mai nella parte.
Questa signori è una delle più grandi qualità del videogame: permetterti di entrare tramite l'esperienza interattiva nella parte di un personaggio evoluto, proprietario di azioni che non sono dell'uso comune delle cose. Forse solo le opere narrative rendono superiore questa immedesimazione, ma il videogame tocca un altro polo in caso, meno psicologico e più visivo, materiale. Strabuzzando gli occhi esiste ancora, anzi quasi ti aspetta. Le dita corrono veloci sul controller, unica vera interfaccia fra schermo e pensiero che quasi scompare e si tramuta nelle mani del proprio avatar per poi trasformarsi attivamente nel suo ruolo perfetto e integrato. Che sia quello di un ninja o di un eroe cybertronico non importa, il videogame moderno potenzialmente è in grado di replicare questo ed altro.

Tenchu Shadow Assassins è pura immedesimazione, è una produzione dal tratto estremamente hardcore in quanto punta a solleticare quello che più piace al videogiocatore esperto. Entrare in una parte realisticamente riprodotta entro i limiti del videogame, rubarne le arti e trasformarsi come per magia nella sua aria, nel suo respiro, padrone assoluto di tutte le sue possibilità. Se questo è il videogame altrettanto questo è Tenchu. Un opera perfettamente calzante, assolutamente stimolativa, drammatica nel lato narrativo quanto inebriante da quello propositivo. Se non appartenesse ad un genere bistrattato e sempre mal considerato, quella miriade di "sette" in pagella che prenderà su molti siti e riviste si trasformerebbero in un pieno "nove" con pacca sulle spalle per i ragazzi di Acquire. Sono un esagerato? Forse, ma provate per una volta ad uscire mentalmente dal sistema, valutando un opera nel suo insieme. Senza spot, senza tanti voti ripetuti al vento, senza metacritic inutili. Il videogame così com'è ha un suo significato, di interattività, di apprendimento, di pura azione ludica quindi complessa e ordinata, che crea una funzione ricreativa, educativa, biologica e sociale. Quanti dei titoli più blasonati nemmeno si avvicinano a questo concetto? Tenchu 4 invece riesce perfettamente proprio in questo intento e davvero non è poco.

"L'atmosfera si taglia con il coltello, il nemico sorveglia l'entrata del forte, un silenzio incessante. Nei cespugli la volpe grigia osserva come una tigre la sua preda, attendendo il momento per colpire." In Tenchu ogni più piccolo errore è pagato a caro prezzo. Nonostante questo il gioco è perfettamente fruibile per chiunque riesca a controllare le proprie emozioni. Perchè per essere un ninja devi pensare come un ninja. Sei il maestro delle ombre, dal passo felino e dal colpo spietato. Nel mondo dei Ninja non esistono emozioni, ogni azione deve essere fredda e silenziosa come la notte, ma scaturita da un uragano interiore di proporzioni immani. La lama della Katana è il tuo braccio devono compiere un movimento meccanico perfetto, il balzo sul nemico non lasciare scampo. Un vero ninja non lascia mai traccia del suo passaggio, egli è l'oscurità, il soffio malevole del vento che porta la morte a coloro che si frappongono fra il ninja ed il suo cammino. Tutto questo è Tenchu Shadow Assassins!

(danleroi)

giovedì 5 marzo 2009

La Vergine di Norimberga

http://www.draculas.info/_img/dictionary/bram_stoker_abraham_stoker_2.jpg


Vi presento uno dei migliori racconti di Bram Stoker, lo scrittore irlandese passato alla storia come l'autore di Dracula il vampiro. Leggetevi questo breve ma efferato racconto. (danleroi)


A quel tempo Norimberga non era meta di tanti turisti come sarebbe invece avvenuto in seguito: Irving non vi aveva ancora recitato il suo Faust e ai più il nome della vecchia città non diceva nulla. Mia moglie ed io eravamo alla seconda settimana di luna di miele e come è naturale cominciavamo a desiderare la compagnia di qualcun altro; così, quando a Francoforte ci imbattemmo in Elias P. Hutcheson, un bontempone arrivato fresco fresco da Isthmian City, Bleeding Gulch, Maple Tree County, Neb, e venimmo a sapere per caso da lui che avrebbe proseguito fino a quel diabolico vecchio buco della vecchia Europa e che pensava che, alla lunga, quel viaggio da solo avrebbe finito per far impazzire anche un attivo e intelligente cittadino come lui, non lasciammo cadere l'argomento e suggerimmo di far fronte comune. In seguito, riparlandone, appurammo che era nelle intenzioni di entrambi condurre la cosa con una certa circospezione, per non lasciar trapelare un entusiasmo che non sarebbe stato lusinghiero per il buon andamento della nostra vita matrimoniale. Ma l'effetto fu ben diverso, per il fatto che tutti e due cominciammo a parlare contemporaneamente: per interromperci nello stesso momento e riattaccare di nuovo insieme. Comunque l'accordo fu raggiunto ed Elias P. Hutcheson venne a far parte della nostra comitiva. Subito Amelia ed io ne cogliemmo il piacevole potere benefico; invece di litigare, come fino a quel momento avevamo fatto, scoprimmo che l'effetto inibitore di una terza persona era tale che ora ogni occasione diventava buona per appartarsi e amoreggiare. Amelia afferma che sempre da allora, a ricordo di quella esperienza, consiglia a tutti di partire per il viaggio di nozze con un amico. Ordunque, visitammo insieme Norimberga e ci divertimmo molto ai mordaci commenti del nostro compagno di viaggio d'oltre oceano che, con un tale bagaglio di meravigliose avventure e quel suo vivo modo di raccontarle, avrebbe potuto benissimo uscire dalle pagine di un romanzo. Ci tenemmo come ultimo punto di interesse la Fortezza e quando arrivò il giorno prestabilito costeggiammo piano piano le mura esterne della cittadella dal lato orientale.


La Fortezza è situata su una rocca che domina la città; sul lato nord corre un fossato molto profondo. Norimberga ha avuto la buona sorte di non essere mai stata messa a ferro e fuoco; in caso contrario non avrebbe potuto conservare quel suo aspetto lindo. Il fossato è in disuso da secoli e ora il fondo è tutto un rigoglio di vegetazione, giardini e giardinetti, e certi alberi hanno raggiunto un'altezza considerevole. Bighellonando lungo le mura al caldo sole di luglio, spesso ci fermavamo ad ammirare il panorama che si apriva davanti a noi, e in special modo la vasta spianata disseminata di città e paesini e delimitata da una linea turchina di colline, come un paesaggio di Claude Lorrain. Da qui sempre lo sguardo tornava con gioia rinnovata alla cittadella stessa, con la sua miriade di vecchi tetti appuntiti e di ardesie rosse, tetti su cui si apriva un duplice ordine di mansarde. Quasi alla nostra destra si ergeva la torre della Fortezza e ancora più dappresso si levava truce la Torre delle torture che era, e forse lo è tutt'ora, il punto di maggior interesse della città. Per secoli la tradizione della Vergine di Norimberga è stata portata ad esempio dell'orrenda crudeltà di cui l'uomo può essere capace; il nostro desiderio di vederla era grande e finalmente eccoci alla sua dimora.

In una sosta, ci chinammo sulla spalletta del fossato e guardammo giù. Il giardino si stendeva sotto di noi a non meno di quindici se non venti metri e il sole vi si riversava infocandolo del calore fermo di un forno. Più in là si ergeva la muraglia grigia, sinistra, che sembrava alzarsi a perdita d'occhio, e che si stendeva in angoli tra bastione e controscarpa. Alberi e cespugli la incoronavano e al di sopra troneggiavano le case più alte sulla cui beltà massiccia il tempo aveva posto mano solo per consacrarne la bellezza. Il sole scottava e noi ci lasciavamo andare alla pigrizia: avevamo tutto il tempo a disposizione e così ce la prendevamo con calma, sostando di tanto in tanto contro la spalletta. Proprio sotto di noi potevamo goderci un piacevole quadretto: una grossa gatta nera distesa al sole, con un micino nero che le zampettava attorno. La madre agitava la coda per divertire il piccolo o alzava una zampa per allontanarlo, come incoraggiamento a nuovi giochi. Erano proprio ai piedi della parete e Elias P. Hutcheson, per dar man forte, si fermò e prese dalla muraglia un ciotole di notevoli proporzioni.

— State a vedere — disse. — Lo lascerò cadere vicino al piccolo e tutti e due si chiederanno da che parte possa essere arrivato. — Oh, fate bene attenzione — raccomandò mia moglie. — Potreste colpire il micino. — Non io, signora, — disse Elias. — Sono di cuore tenero, io. Che Dio vi benedica, non vorrei far del male a quel batuffolo più di quanto non voglia infierire su un bambino. E potete scommetterci quell'accidenti che vi pare. Lo farò cadere verso l'esterno, così che non vada a finire troppo vicino. —

Pronunciate queste parole, si chinò sulla spalletta e lasciò cadere la pietra. Può darsi che per qualche influsso le vicende di minima importanza si trasformino in situazioni gravi, o, più probabilmente, il muro non scendeva perpendicolare ma si inclinava alla base: cosa che d sfuggì dall'alto: fatto sta che la pietra cadde con un orrendo tonfo che rimbalzò fino a noi nell'aria soffocante proprio in testa al gattino, facendogli schizzar fuori la materia cerebrale. La gatta nera lanciò un rapido sguardo in alto: ne scorgemmo gli occhi, simili a una verde fiammata, fissi un istante su Elias P. Hutcheson; e poi la sua attenzione fu tutta per il piccolo, che giaceva immobile, con un lieve fremito delle zampe, mentre una striscia rossa si allungava dalla ferita aperta. Con un grido soffocato, quale solo un essere umano avrebbe potuto emettere, si chinò sul gattino lambendo le ferite e mugolando. All'improvviso sembrò capire che era morto e ancora levò gli occhi verso di noi. Mai dimenticherò quel che vidi, perché la gatta sembrava la personificazione stessa dell'odio. Gli occhi verdi fiammeggiarono cupi, e i denti bianchi, aguzzi, sembrarono scintillare fra il sangue di cui erano intrisi muso e baffi. Digrignò i denti, si rizzò sugli artigli. Poi fece un balzo selvaggio contro la parete per arrivare fino a noi, ma, perso lo slancio, ricadde all'indietro e peggiorò ancora il suo aspetto già terribile giacché cadde sul piccolino e si rialzò con il mantello nero lordo di sangue e materia cerebrale. Temetti che Amelia perdesse i sensi e dovetti allontanarla da lì. Poco discosto c'era un sedile all'ombra di un platano fronzuto e lì la sistemai, perché si riavesse. Poi tornai da Hutcheson che non si era mosso e guardava la gatta furiosa in fondo alla fossa.

— Per dio, — disse quando lo raggiunsi — non ricordo di aver mai visto una furia così eccetto una volta, quando una squaw Apache riuscì a mettere le mani su un mezzosangue, soprannominato Splinters proprio per il modo in cui aveva « sistemato » il piccolo di questa squaw, che aveva rapito durante una scorribanda fatta al campo tanto per far capire d'avere apprezzato la tortura riservata alla propria madre da parte degli Apaches. La donna aveva dipinta in faccia la stessa espressione di questa bestia. Diede la caccia a Splinters per tre anni e alla fine i suoi lo acciuffarono e gliene fecero dono. Dissero che nessun uomo, ne bianco ne indiano, aveva mai avuto morte più lenta sotto le torture degli Apaches. L'unica volta in cui vidi sorridere la squaw fu quando la freddai.

Arrivai al campo giusto in tempo per vedere Splinters tirare le cuoia, e non è che fosse così spiacente di morire. Era un tipo duro e per quanto non mi sentissi più tanto suo amico dopo quella faccenda con il piccolo indiano, perché era stata una grossa carognata la sua, e lui avrebbe potuto benissimo essere un uomo bianco come me, almeno così sembrava all'aspetto... ebbene vidi che era stato ripagato appieno; dannazione, presi un brandello di pelle che era rimasto appiccicato a un palo... me ne sono fatto un portafoglio. L'ho qui, ora! — e così dicendo si diede una pacca all'altezza del taschino interno della giacca.

Mentre parlava, la gatta insisteva nei suoi sforzi immani per dare la scalata alla muraglia. Sembrava indifferente al fatto che ogni volta finiva con il ripiombare giù, perché tornava a lanciarsi con rinnovato vigore. E ad ogni caduta il suo aspetto si faceva più orribile. Hutcheson era uomo di cuore gentile: ne a mia moglie ne a me erano sfuggiti certi suoi atti delicati nei confronti sia degli animali che degli uomini, e sembrava preoccupato del grado di furibonda smania della gatta.

— Su, non fare così, — disse. — Accidenti, quel povero gatto se l'è proprio presa! Su, piccina, ti assicuro che non l'ho fatto apposta, anche se questo non servirà a renderti il tuo micino. Pagherei chissà che cosa, per ridartelo. Guarda un po' che cosa può combinare un maldestro come me quando si mette in mente di fare il buffone. A quanto pare sono una pappamolla tale da non riuscire a giocare neppure con un gatto. Dico, colonnello!, — era, questo di distribuire titoli a destra e a manca, un suo divertente vezzo — spero che vostra moglie non se la prenda con me per quel che ho combinato. Accidenti, chissà che cosa pagherei per passarci un bei colpo di spugna.
Si avvicinò ad Amelia e si profuse in scuse, e lei con la sua usuale gentilezza d'animo si affrettò ad assicurargli che capiva benissimo come si fosse trattato di un incidente. Poi tutti ci riavvicinammo al parapetto e guardammo giù.

... La gatta, non scorgendo più Hutcheson, si era ritirata al di là del fossato e si era accucciata, quasi si preparasse ad un nuovo salto; e in effetti l'attimo stesso in cui lo vide balzò in su, e con una furia ciecamente irrazionale, che sarebbe apparsa grottesca se non fosse stata spaventosamente reale. Non cercava di arrampicarsi lungo la parete, ma si limitava a lanciarsi contro di lui, quasi che l'odio e la furia potessero fornirla di ali e permetterle di coprire di colpo la grande distanza che la separava da lui. Amelia, con tipico intuito femminile, cominciava a preoccuparsi e mise in guardia Elias.
— Dovete stare molto attento — gli disse. — Quell'animale tenterebbe di uccidervi se solo fosse qui. Ha uno sguardo omicida.
Lui fece una gran risata. — Scusatemi, signora, — rispose — ma non posso fare a meno di ridere. È ben strano che uno che si è battuto contro orsi e indiani debba temere di finire ucciso da un gatto. Quando l'animale lo sentì ridere, parve mutare completamente tattica. Non tentò più di saltare o di correre contro la parete, ma si acquietò e, accovacciandosi di nuovo accanto al gattino morto, cominciò a lambirlo e a vezzeggiarlo quasi fosse stato ancora vivo.
— Guardate, — dissi — ecco il potere di un vero uomo. Perfino l'animale nel pieno della sua furia riconosce la voce del padrone e gli si prostra davanti.
— Come una squaw! — fu l'unico commento di Elias P. Hutcheson, mentre avanzavamo costeggiando il fossato. Di tanto in tanto lanciavamo un'occhiata al di sopra della spalletta: potevamo allora scorgere la gatta che ci seguiva.

All'inizio tornava continuamente dal gattino morto, e poi, quando la distanza aumentò, lo prese in bocca e così ci seguì. Dopo un po', tuttavia, lo abbandonò visto che prese a tenerci dietro da sola; evidentemente doveva averne nascosto il cadavere da qualche parte. L'ansia di Amelia crebbe all'insistenza della gatta e una volta ancora ripeté il suo avvertimento; ma l'americano rideva sempre divertito, finché, rendendosi conto di quanto ella fosse in apprensione, esclamò:
— Dico, signora, non dovete spaventarvi per quel gatto. Vado in giro armato io! — A questo punto si diede una pacca all'altezza del taschino posteriore. — Piuttosto che farvi stare in pena, ammazzo quella bestia qui sui due piedi, a rischio di far intervenire la polizia nei confronti d'un cittadino americano che se ne va a spasso con armi da fuoco contro ogni regolamento! — Mentre parlava, teneva gli occhi puntati verso la muraglia, ma il gatto, scorgendolo, rinculò con un miagolio in mezzo ai fiori, celandosi alla vista. Lui continuò: — Mi si possa impiccare se quel gatto non ha più buon senso di un cristiano. Ci scommetto che non lo rivedrò più. C'è da scommetterci che se ne tornerà ora dal suo povero micino e organizzerà un funerale privato, tutto per sé.

Amelia preferì non aggiungere altro, temendo che lui, in uno slancio di malintesa gentilezza nei suoi confronti, portasse a compimento la minaccia di sparare al gatto; e così proseguimmo e attraversammo il piccolo ponte di legno che conduceva all'erto sentiero lastricato 'fra la Fortezza e la Torre pentagonale delle torture. Stavamo attraversando il ponte quando scorgemmo ancora il gatto sotto di noi. Allorché ci vide, la sua furia sembrò rinnovarsi e compì sforzi immani per risalire la muraglia. Hutcheson rideva guardando giù e disse:
— Ti saluto, vecchia mia. Spiacente di averti colpita nei tuoi affetti più cari, ma col tempo ti passerà. Ciao! — Subito dopo oltrepassammo l'arcata lunga e oscura e arrivammo al cancello della Fortezza. Quando riemergemmo dopo aver visitato questo incantevole luogo che neppure gli sforzi deliberati dei restauratori di quarant'anni fa sono riusciti a rovinare (e questo anche se l'opera restaurata era allora di un bianco accecante), sembravamo pressoché dimentichi del penoso episodio del mattino. Il vecchio platano con il suo tronco tutto segnato da nove secoli e il profondo pozzo scavato nel cuore della roccia da prigionieri di giorni remoti, e la bella vista, e lo scampanio che per un quarto d'ora aveva riempito il cielo, ebbene tutto ciò ci aveva aiutato a spazzar via dalle nostre menti l'incidente del gattino.

Eravamo gli unici visitatori quel mattino alla Torre delle torture, così almeno ci assicurò il vecchio custode, e avendo il luogo a nostra completa disposizione potevamo fare una visita minutissima, cosa che altrimenti non sarebbe stata possibile. Il custode, considerandoci la sua unica fonte di guadagno della giornata, era molto premuroso. La Torre delle torture è luogo veramente cupo, perfino ora che migliaia di visitatori vi hanno immesso un flusso di vita e la gioia che la vita comporta; ma ai tempi cui io mi riferisco aveva un aspetto fra i più sinistri e cupi. La polvere degli anni sembrava essersi posata su di esso, e il buio e l'orrore dei suoi ricordi sembravano essere compenetrati nel luogo a tal punto da soddisfare le anime panteistiche di Filone o Spinoza. La prima stanza in cui entrammo sembrava l'immagine stessa dell'oscurità; si aveva l'impressione che persino il sole che entrava dalla porta si perdesse nel vasto spessore delle pareti; la sua luce mostrava soltanto il muro ancora grezzo come doveva essere stato allorché i muratori avevano compiuto la loro opera; ora era però ammantato di polvere, e segnato qua e là di macchie scure che, se le pareti avessero potuto parlare, avrebbero narrato le loro terribili testimonianze di paura e di dolore. Fummo lieti di salire la scala di legno polverosa, mentre il custode lasciava la porta aperta perché ci giungesse un po' di luce, in quanto il candelabro infisso nella parete con quella sua candela maleodorante serviva a ben poco. Quando dalla botola aperta spuntammo in un angolo della stanza superiore, Amelia si strinse a me così forte che potevo sentire il battito del suo cuore. Devo dire che non fui sorpreso dalla sua paura, perché questa stanza era ancora più terrificante di quella di sotto. Qui c'era senz'altro più luce, ma solo quel tanto che bastava per afferrare tutto l'orrore del luogo. Colui che aveva costruito la torre certamente intendeva riservare la gioia della luce e della vista solo ai pochi che ne avessero raggiunto la cima.

Lassù, come avevo notato da sotto, si aprivano alcune finestrelle, sia pure di dimensioni ridotte: altrimenti, nel resto della torre erano state praticate solo strette fessure, quali si possono vedere nelle fortezze medioevali. Solo alcune di queste si aprivano sulla stanza, e anche queste situate talmente in alto che da nessuna parte si poteva scorgere il cielo attraverso Io spessore delle pareti. Contro il muro erano appoggiate alla rinfusa varie spade dalla lama larga, con la punta aguzza. Non lontano vi erano dei ceppi su cui le vittime posavano il collo, segnati qua e là dove il ferro, vinta la protezione della carne, era riuscito ad arrivare fino al legno, intaccandolo. Tutto attorno alla camera, accatastati senza alcun ordine, vi erano vari strumenti di tortura che facevano stringere il cuore solo a vederli... poltrone provviste di aculei che provocavano un dolore immediato e lancinante, poltrone e letti dagli aculei spuntati, la cui azione, sebbene più lenta e a prima vista meno atroce, era ugualmente terrificante; ruote, cinture, stivali, guanti, collari, tutti ideati per stritolare; elmetti di acciaio in cui il cranio poteva essere lentamente ridotto in poltiglia; uncini dalle lunghe impugnature e coltelli appositamente ideati dai tutori dell'ordine di Norimberga; e molti altri giochetti fatti apposta perché alcuni uomini potessero distruggere altri uomini. Amelia era impallidita alla vista di tali orrori, ma fortunatamente non perse i sensi, perché, sentendosi mancare, si lasciò cadere su una sedia e subito dopo balzò in piedi con un grido: e tutta la sua voglia di svenire se n'era andata. Tutti e due fingemmo di credere che causa del turbamento fosse il fatto di aver rovinato l'abito con la polvere e con gli aculei arrugginiti. Hutcheson rise di cuore e accettò la spiegazione.

Ma il punto focale di tutta questa stanza degli orrori era quel congegno noto come la Vergine di Norimberga, sistemato al centro del locale. Era vagamente sagomato come una figura di donna, ma ricordava più che altro una campana o, per fare un paragone più preciso, la figura della moglie di Noè così come se la figurano i bambini nei loro disegni dell'arca; solo che questa non aveva la vita snella e la rotondità perfetta delle anche, canoni estetici che contraddistinguono gli elementi femminili della famiglia di Noè. Difficilmente si sarebbe potuto comprendere che questo congegno avrebbe dovuto rappresentare una figura umana, se il forgiatore, arrivato al viso, non l'avesse modellato con una vaga rassomiglianza a sembianze femminili. All'interno era coperto di ruggine, e ammantato di polvere. Trattenuta da un anello di fronte alla figura, e all'incirca all'altezza del punto della vita, vi era una fune, inserita in una carrucola fissata al pilastro di legno che sosteneva il pavimento della stanza di sopra. Quando il custode prese a tirare questa corda, vedemmo che la sezione anteriore era munita di cardini come una porta; vedemmo anche che il ferro era di uno spessore considerevole, lasciando all'interno giusto il posto per un uomo. La porta era di uguale spessore e molto pesante, visto che ci volle tutta la forza del custode, aiutato sia pure dalla carrucola, per aprirla, e questo era in parte dovuto al fatto che la porta era sistemata di proposito in modo da richiudersi automaticamente una volta che la fune non fosse più in tensione. L'interno era crivellato dalla ruggine... anzi no, la ruggine soltanto difficilmente, anche con il passare degli anni, avrebbe potuto corrodere così a fondo le pareti di ferro; tuttavia fu soltanto quando guardammo all'interno della porta che la diabolica utilizzazione di quello strumento ci fu manifesta appieno. Scorgemmo parecchi aculei, quadrati e massicci alla base e aguzzi in cima, sistemati in modo da trafiggere occhi, cuore e punti vitali richiudendo la porta. A tale vista la povera Amelia stavolta perse davvero i sensi e dovetti condurla giù per le scale e sistemarla su una panca, finché non rinvenne. Che lo choc fosse stato notevole ne è prova il fatto che il mio figlio maggiore porta tuttora sul torace una certa voglia che, a detta di tutta la famiglia, rappresenta la Vergine di Norimberga.

Quando ritornammo, trovammo Hutcheson ancora davanti alla Vergine; evidentemente si era dedicato a sue considerazioni filosofiche di cui ci mise a parte con una sorta di preambolo.
— Credo di aver imparato qualche cosuccia mentre la signora si stava rimettendo. Mi sembra che dall'altra parte della pozzanghera ne abbiamo di cose da imparare! E dire che pensavamo che gli indiani potessero darci dei punti quando volevano rendere la vita difficile a qualcuno. Ma i vostri sbirri davano loro la birra quando volevano. Splinters era riuscito a combinarla bella a quella squaw, ma questa signora gli avrebbe fatto calar le arie di colpo. Gli aculei sono ancora ben appuntiti. Sarebbe una gran bella cosa poter man dare questo giocattolino agli indiani, perché gli facciano fare un giro di propaganda in riserva, che vedano un po', gli amici là, come erano organizzati nel vecchio continente già tanti anni fa. Dite, e se entrassi in quella scatola un minuto tanto per vedere come ci si sta?
— Oh, no, no! — gridò Amelia. — Non vedete quanto è terribile?
— Credo, signora, che non ci sia niente di terribile per una mente speculativa. Mi sono ritrovato nei posti più strani in vita mia. Ho passato un'intera notte nella pancia di un cavallo morto, mentre la prateria tutto attorno andava arrosto, e questo è stato nel Montana. Un'altra volta ho dormito nelle viscere di un bisonte, perché i Comanches erano sul sentiero di guerra e io al mio cuoio cappelluto ci tenevo. Sono poi rimasto due giorni in una galleria in una miniera d'oro, Billy Broncho, nel Nuovo Messico. Ero rimasto intrappolato con altri tre, mentre stavamo scavando. Non mi sono mai lasciato scappare una buona occasione in vita mia. Devo cominciare proprio ora?
Ci rendemmo conto che non aveva alcuna intenzione di lasciarsi dissuadere e allora dissi: — Su, vecchio mio, forza con questo esperimento.
— D'accordo, generale, — fece lui. — Ma forse non sono ancora pronto. Quei gentiluomini, i miei predecessori intendo, non credo ci entrassero tanto volentieri lì dentro penso piuttosto che dovessero legarli come salami per convincerli. Così prima di entrare in quell'arnese voglio essere sistemato a puntino. Sono sicuro che il nostro amico qui una corda da qualche parte la trova e poi può legarmi per bene.

Quest'ultime parole le aveva rivolte, con aria interrogativa; al vecchio guardiano, ma costui, che aveva compreso il senso del discorso, anche se forse non aveva potuto gustarne appieno il tono vivace, scosse il capo. Il suo rifiuto era tuttavia solo formale, tutt'altro che perentorio. L'americano gli buttò in mano un soldo d'oro.
— Prendi, socio, è per tè — disse. — E non spaventarti per così poco: non intendiamo mica invitarti ad una impiccagione!
L'uomo tirò fuori un pezzo di fune sfilacciata e si diede da fare attorno al nostro compagno, stringendo quel tanto che bastava. Quando fu legato dalla cintola in su, Hutcheson disse:
— Un momento, giudice. Credo di pesare troppo perché tu riesca a farmi entrare in quella scatola. Ci salto dentro e poi puoi occuparti delle gambe.
Così dicendo si era inserito nel vano, in cui stava giusto di misura. Amelia seguiva con occhi terrorizzati, ma evidentemente preferiva non intervenire. Il custode completò quindi l'opera legando assieme i piedi dell'americano, che ora era nella assoluta impossibilità di muoversi, ben fissato nella sua volontaria prigione. Sembrava veramente divertito dalla cosa e quel suo abituale sorriso, appena abbozzato, ora gli illuminava il viso.
— Questa Eva, — commentò — devono averla fatta con la costola di un nano! Per dio, uno come me non riesce neanche a tirare il fiato qua dentro! Nell'Idaho le bare le facciamo più comode. Su, giudice, via con quella corda, ma piano, perché voglio provare la stessa emozione di quelli che mi hanno preceduto, quando questi aculei si avvicinano agli occhi.
— Oh, no! no, no! — gridò Amelia sull'orlo di una crisi isterica. — Ma è terribile! Non posso sopportarlo, davvero! — Ma l'americano non si lasciò convincere. — Dite, colonnello, perché non portate la signora a fare due passi? Non vorrei urtarla per tutto l'oro del mondo, ma già che son qui, e che per arrivarci mi sono dovuto macinare ottomila miglia, non sarebbe un peccato buttare tutto all'aria? Non è cosa di tutti i giorni provare l'emozione di essere inscatolato! Io e il giudice qui sistemeremo la cosa in men che non si dica e poi voi tornerete e ci faremo una bella risata tutti quanti.

Una volta ancora prevalse la curiosità: Amelia rimase, stringendosi al mio braccio, tremando mentre il custode si lasciava scivolare lentamente fra le dita centimetro per centimetro la corda che tratteneva la porta di ferro. La faccia di Hutcheson era raggiante mentre seguiva con gli occhi il primo movimento degli aculei.
— Accidenti, — disse — credo di non essermi divertito tanto da quando sono partito da New York. Mi ero azzuffato con un marinaio e ci siamo dati botte da orbi. Ma in questo maledetto continente non mi era ancora capitato niente di straordinario. È tutto così monotono, qui. Su, giudice, ma piano, voglio spenderli bene i miei soldi...
Nelle vene del custode doveva circolare un po' dello stesso sangue di coloro che l'avevano preceduto in quella torre spaventosa, perché manovrava l'ordigno con tale lentezza esasperante e deliberata che dopo cinque minuti, durante i quali il bordo esterno della porta non si era mosso di metà pollice, Amelia ben presto cedette. Mi accorsi che le labbra le si facevano esangui e sentii la stretta del braccio allentarsi. Mi guardai attorno per cercare un posto dove stenderla e quando tornai a guardarla vidi che i suoi occhi erano fissi in un punto presso la Vergine. Seguendone la direzione, scorsi la gatta nera che si accovacciava in un angolo. Gli occhi verdi luccicavano sinistri nel buio del locale, accesi dal sangue che ne lordava il mantello e ne invermigliava il muso.
— La gatta! — urlai. — Attento alla gatta! —Proprio in quello stesso istante con un balzo fu davanti alla Vergine. Sembrava un demone trionfante. Gli occhi le brillavano con ferocia, il pelo era ritto sul dorso, tanto che sembrava aver raddoppiato di volume e con la coda si sferzava i fianchi, come una tigre posta davanti alla preda. Elias P. Hutcheson doveva trovare la cosa divertente, tanto che gli occhi gli ridevano.
— Restassi secco se la squaw non è sul sentiero di guerra — disse. — Allontanatela se tenta qualche scherzetto con il sottoscritto, perché il capo qui mi ha imballato così bene che, se quella mi salta agli occhi per cavarmeli, non riesco neanche a muovere un dito.
In quel momento Amelia perse completamente conoscenza e dovetti sorreggerla per la vita, perché non cadesse a terra. Mentre mi occupavo di lei, vidi il gatto nero accovacciarsi, pronto per il balzo e feci per lanciarmi a difesa di Hutcheson.

Ma nello stesso istante, con un grido infernale, il felino schizzo non come ci aspettavamo contro Hutcheson, bensì in faccia al guardiano. Gli artigli parvero pronti a trafiggere con furia selvaggia, come nelle immagini dei dragoni rampanti nelle stampe cinesi. Dall'occhio del poveretto giù per la guancia vi era un segno che si andava tingendo di rosso, dove l’artiglio aveva lacerato la carne.

Con un grido che ancora non esprimeva il dolore ma solo una terribile paura, l'uomo fece un balzo all'indietro lasciando cadere, così facendo, la porta di ferro. Mi lanciai ma troppo tardi, perché la corda saettò attorno alla carrucola e la pesante massa cadde in avanti con la forza del suo stesso peso.
Mentre la porta si chiudeva, colsi per un istante lo sguardo del nostro povero amico. Gli occhi erano sbarrati in un angoscioso orrore, attoniti; nessun suono gli usciva dalle labbra. Evidentemente era paralizzato dal terrore.
Poi gli aculei compirono la loro opera. Fortunatamente la fine fu rapida, perché, quando aprii la porta, avevano trafitto talmente a fondo da restare infissi nel cranio. Lo liberai, o meglio strappai quel che restava di lui dalla sua prigione di ferro e legato com'era cadde lungo disteso con un tonfo sordo sul pavimento, a faccia in su.

Corsi da mia moglie, la sollevai e la condussi fuori, perché temevo potesse perdere la ragione nel ridestarsi ad un simile spettacolo. La deposi sulla panca fuori e corsi indietro. Piegato contro la colonna di legno vi era il custode che mugolava per il dolore, comprimendosi gli occhi con un fazzoletto invermigliato. E seduta sul capo del povero americano vi era la gatta, che faceva sonoramente le fusa, lambendo il sangue che sgorgava dalle straziate cavità degli occhi.
Credo che nessuno possa accusarmi di crudeltà: afferrata una vecchia scimitarra, troncai la belva in due.


(Bram Stoker)


mercoledì 4 marzo 2009

Infortuni e morti bianche sventate: nella sfiga son fortunato



Oggi vi racconto la sequenza degli infortuni che ho avuto nella mia pur breve carriera lavorativa. Sono scritti in chiave comica perchè originariamente facente parte di una lettera ad un amico, ma se contate che tutto quello che descrivo è accaduto in un anno in una nota grande azienda della mia città allora vi può far capire i rischi che corrono gli operai nel corso del loro lavoro ed il perchè di tante morti bianche.

..Era uno dei primi mesi di lavoro presso la --------, ormai un po' di anni fa. Un testa di cazzo di gigante tunisino maneggiava del duro filo di ferro da arrotolare in un rotolo di plastica nera e custodire in un fusto. Io stavo allegramente pulendo il reparto. Mi vede e subito mi chiama, ed io penso: -vediamo che vuole sto stronzo-.
Allora vado da lui che mi fa: -Aiutame qua, non riesco solo- ed io: - ma cosa riesci da solo te?- e d'un tratto chissà perchè eheh lui s'incazza come una bestia e molla con forza il filo di ferro a terra con tutto il rotolo, ma nel farlo questo si sbroglia e come una serpe impazzita si allunga a destra e a manca, ed in un attimo di secondo la sua estremità mi finisce in un occhio. Dolore acuto! Chiamo subito i soccorsi. Lui preoccupato quando arrivano i capifabbrica dice che mi sono fatto male da solo, cosi io con l'occhio sanguinante mi alzo e gli urlo che è un figlio di puttana e che gli avrei aperto il culo con le mani piuttosto che lasciar raccontare la sua minchiata. Vado via con l'ambulanza ma non ho avuto per fortuna conseguenze all'occhio.. e senza fare assenze, tutto bendato il giorno dopo ero sul posto di lavoro.

Passa un altro mese, ed un mio collega, un amico che ho ritrovato da poco su facebook, mi chiama perchè aveva bisogno di aiuto per spingere un carrello pieno di cassette che contenevano delle lame. Queste erano circa 24, ed erano tenute a rettangolo grazie ad una sbarra di ferro morbida ma pur sempre ferro che gli faceva gli angoli dandogli stabilità. Dovevamo portarla in reparto, cosi gli dissi: -Va bene, ti aiuto, io tengo qua, te spingi pure adagio-
Vicino alla porta del reparto c'era una cunetta frangiacque, per evitare che il reparto si allagasse quando lavavamo in terra o le cassette per le tagliatrici. Bisognava andare piano per evitare che queste cassette, tenute solo dalla sbarra, si spostassero e cadessero. Bisognava quindi solo andare adagio, ma il mio collega, improvvisatosi frettoloso spinse troppo forte. Le cassette (di metallo pesante, rettangolari e bagnate perchè erano state lavate) si spostarono e caderono. La sbarra di ferro per via del movimento di queste si allungò e partì in aria in modo elastico. Dove sarebbe andato a finire? In faccia a me! Con tanto di trauma cranio-facciale, con spostamento del setto nasale, che se vedi dalle foto è un po storto. Dieci giorni di infortunio, più eventuale prolungamento. No vado a lavorare ugualmente, e ricevo i complimenti dal capofabbrica corrotto.

Ci tenevo al lavoro, e sapevo che se stavo a casa, chi non era presente avrebbe pensato che ero il solito dipendente scroccone, visto che molti marocchini e tunisini li facevano cosi.

Due settimane dopo ero sotto, ad aiutare un tecnico a riparare un impianto per la defluviazione delle acque derivate dalla lavorazione delle bietole da zucchero. Tutto era intasato, e cosi mi fa: -cercami una grata libera, da usare come scolo-. Va bene, dico io e comincio a guardarmi intorno. Tutte intasate cazzo.
Poi d'improvviso trovo una grata libera, in un angolo. Era piccolina ma era buona e sopratutto non intasata! Mi giro verso il collega, lo chiamo a gran voce: E' quiiii! L'ho trovata!!! Poi sento un rumore strano, un -clunk!- molto forte venire da sopra. Guardo su e vedo una enorme bordata d'acqua prendermi in pieno. Acqua dolciastra, schifosa, dal gusto di terra ma sopratutto bollente!! Sii bollente! Saranno stati quasi 90° credo! Sconvolto dal fatto accadutomi e dal calore, non mi accorgo che ne arriva un'altra! Preso in pieno di nuovo, ed altrettanto bollente. Comincio ad urlare e saltellare, arriva il collega e si meraviglia del mio stato. Avevo la pelle rossa, le palle infuocate e negli occhi il fuoco. Non mi sono ustionato per fortuna. Il capo fabbrica scendendo giù mi dice che non riescono a capire il motivo di questo grosso rilascio d'acqua e che comunque in diciassette anni di esperienza in quella azienda non aveva mai visto uno che venisse beccato in pieno. E' bestemmiando me ne andavo, fradicio a farmi la doccia.

Non vi racconto di quando dovevo pulire il mangimificio dalle polveri rilasciate dal mangime. Era tutto scivoloso, e mi preoccupavo di non cadere lavorando sulle scale. Un tipo che lavorava da trent'anni in azienda mi fa: -non ti preoccupare non è mai caduto nessuno- per poi correggersi -anzi no, vent'anni fa era morto un signore, credo cinquantenne. Fui io a ritrovarlo sui nastri la sotto.-
Bene faccio io, e mentre ero li appeso metto un piede in fallo e scivolo. Sono caduto giù? No mi sono aggrappato di riflesso con una mano ad una transenna. Si come nei cartoni animati, appeso ad un braccio, ad oltre venti metri di altezza, con sotto le macchine industriali. Ho cagato a spruzzo tutta sera.

(danleroi)


martedì 3 marzo 2009

Un asteroide stealth..

http://www.sidereus-nuncius.info/wp-content/uploads/2008/04/impatto.jpg

Un grande asteroide in rotta di collisione? Sicuro, ci è mancato poco!!


Ieri alle 14:44 (ora italiana) ci ha sfiorato un fottuto asteroide di circa una trentina di metri di diametro e non ne sapevamo un cazzo!!! La pietrolina è passata ad una distanza di circa 64.000 chilometri dalla Terra, poco più in la della distanza che ci separa dai satelliti televisivi e certo all'interno dell'orbita lunare, almeno secondo quanto riferisce la rivista Sky and Telescope. Sempre da tale fonte, sembra che di questo oggetto fino a qualche giorno fa cavolacci bui, non se ne sapeva nulla!!! Quando è stato individuato e segnalato dagli astronomi dell'osservatorio australiano di Siding Spring quasi non ci credevano. Mettiamo che finiva in rotta di collisione avevamo ben altro da preoccuparci che di Berlusconi. Ma ottimisticamente mi sarebbe piaciuto che perlomeno beccasse in pieno i satelliti nostrani adibiti alle televisioni, cosi da spegnere finalmente quella spazzatura.

Non c'è alcun pericolo di sorta dicono, anzi l'evento era atteso con interesse da molti astronomi, che hanno assistito al passaggio dell'asteroide nelle zone del mondo dove era più visibile. Tuttavia lo scarsissimo preavviso fa riflettere: se fosse stato in rotta di collisione, sarebbero bastati i due giorni per confermare la traiettoria d'impatto, decidere cosa fare, e poi sopratutto farlo? No di certo, e non credo che mai nessuno ce lo avrebbe comunicato. Sarebbe successo e basta. Questo perchè notizie del genere gettano nel panico la gente in modo assoluto e causerebbero dapprima incredulità e poi violenza e distruzione, in attesa del fatidico momento.

Un asteroide come quello descritto, di taglia 30 metri di diametro tuttavia al massimo potrebbe fare grossi danni o disintegrarsi nell'atmosfera, a seconda della velocità e dell'angolo d'impatto e a seconda del materiale di composizione, comunque nulla di irreparabile, ma sempre potenzialmente dannoso e quindi occasioni come questa vanno colte per riflettere. Inutile andar fuori a comperare l'ombrello quando sta già piovendo o grandinando.
Certo che a ridosso del 2010 non riuscire a vedere un cazzo di asteroide.. cos'era stealth?

(danleroi)




domenica 1 marzo 2009

Colui che sa..

http://temporeale.libero.it/libero/photogallery/img/med/re226xbaX_20090126.jpg


Questa è un'intervista che non si può commentare.
Un intervista del blog di Beppe Grillo a Gioacchino Genchi, dove spiega la sua posizione ed alcuni fatti IMPORTANTISSIMI sul nostro principale e recente passato.

Ecco il video visionabile su YouTube presso quest'indirizzo: Gioacchino Genchi

Gioacchino Genchi ci racconta:

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

(Gioacchino Genchi)


Nella notte..




Nella notte

Nella notte, una triste e cupa verità si libera nell’aria
Occhi spenti e respiro profondo
Prigionieri di se stessi , l’oscuro sentiero del proprio subconscio
Trovo riparo dagli accecanti raggi del sole
M’investono ricordi colmi di rabbia
Abbatto le difese di questo falso mondo
Un vuoto cosmico si dipana davanti a me
Nella notte, non c’è più posto per le menzogne

Nella notte, spezzo le catene che mi imprigionano
Lacero i fili del destino
Mi ergo come supremo dio
Volti senza forma in cima al monte del peccato
Vaghi ricordi di passati ormai svaniti
Diretti tutti verso un luogo indecifrato
Occhi ciechi mi osservano
Ma nella notte, l’unico giudice sono io

Nella notte, la mia anima prende vita
Esplora i vasti mondi dell’universo
Distrugge i regni dell’inganno
Si libra nell’oscura immensità
Tutto questo è forse solo un sogno ma
Nella notte, finalmente sono libero

(Human Waste)